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Intervista

ANDREA TUNESI:

«ENTUSIASMO CONTAGIOSO »

La nuova stagione 2018/2019 per la Juniores Under 19 dell’F.C. Parabiago ripartirà, da agosto, con il confermatissimo Mister Andrea Tunesi.

Nella stagione appena passata, lo abbiamo spesso citato nelle cronache delle partite sul nostro sito, sia perché è il “condottiero” e “anima” di questa squadra, sia perché con alcune sue “intuizioni” (alla pari delle giocate in campo dei suoi giocatori) è riuscito “a mettere immediatamente a posto” alcune situazioni di gioco.

Andrea Tunesi ha iniziato a giocare, sempre come portiere, nell’ormai lontano 1982 e ha smesso dopo oltre 35 anni, nella stagione 2016/2017.

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Dalla stagione 2017/2018, la stagione scorsa, è diventato allenatore, appunto, della Juniores… ma anche senza una esperienza diretta, due anni prima aveva preso il patentino UEFA Grassroots C Licence, cioè allenatore per giovani calciatori, e quest’anno ha completato la sua “formazione” prendendo il patentino UEFA B (allenatore di tutte le squadre dilettantistiche): dunque un allenatore con una base solida come formazione e una vasta “esperienza” da n.1.

Sicuramente la seguente citazione dedicata ai portieri, “calza” alla perfezione per Mister Andrea Tunesi: “Il portiere è un mestiere per uomini forti. Bisogna avere un carattere sicuro, un’abitudine non annoiata ai propri pensieri. Bisogna saper guidare chi gioca davanti a te, intimorire chi tira verso la tua porta. Bisogna essere capaci, psicologicamente, di discese ardite e di risalite. Bisogna avere una visione consapevole del proprio ruolo. Perché il calcio, gioco fatto spesso di poeti e di prosatori, ha bisogno anche di filosofi. Di persone cioè capaci di riconoscere che il loro dovere è essere infallibili e capaci di dare una risposta alla coscienza di non poterlo essere. Il portiere è davvero il numero uno”. (Walter Veltroni)

Dunque, l’esperienza di “guidare chi gioca davanti”, e di essere “capaci psicologicamente” e di “essere consapevole del proprio ruolo” è stata sicuramente una “esperienza sul campo” per il ruolo che oggi ricopre.

Nella breve intervista che ci ha rilasciato, Andrea Tunesi ci ha mostrato più volte di “stare con i piedi per terra” e una grandissima “umiltà”, mettendosi sempre in discussione e cercare di fare di più per i ragazzi e per la società oltre che, naturalmente, migliorarsi.

Due cose ci hanno colpito maggiormente: il grandissimo entusiasmo nell’essere allenatore e il desiderio di trasmettere a “suoi” ragazzi la “voglia di giocare a calcio”.

Mentalità, sicuramente, di chi ama veramente e profondamente questo bellissimo sport!

Il bilancio del primo anno come allenatore è sicuramente molto positivo, dopo un avvio abbastanza “travagliato”, la seconda parte del campionato ha visto una squadra con una identità ben definita, con moltissimi risultati positivi (di cui 8 consecutivi) e giocando alla pari (e, a tratti, anche in maniera superiore) delle prime in classifica.

Il massimo del bel gioco, e conseguentemente dei risultati, si è avuto durante i tornei estivi, vincendo il prestigioso “Arluno Challenge Cup 2018” e facendo bella figura al famoso torneo InterCIL, riservato alla sola categoria Juniores.

Come è stato questo primo anno di allenatore?

Quando ho smesso di giocare, pensavo di non resistere al “richiamo del campo”… Poi quando ho iniziato ad allenare… devo dire che è stata una bella esperienza, grazie anche alla società che mi ha dato la possibilità di fare…
All’inizio dell’anno agonistico è stato faticoso perché eravamo tanti e nuovi, forse eravamo quasi in 30… una rosa ampissima, questo perché non sapevamo se c’erano dietro il 2001 (squadra alla fine allestita dell’F.C. Parabiago NdR)…
Dunque, è stata una situazione complessa… diciamo che c’è stata un po’ una selezione anche naturale.
Prima parte del campionato molto difficile, ricordo i pochi punti raccolti nelle prime partite e… mi è venuto un momento di sconforto, volevo mollare lì…
Poi, fortunatamente, a dicembre ci siamo rinforzati con nuovi acquisti e abbiamo fatto un discreto girone di ritorno.
Infine, alla fine del campionato, nei tornei, soprattutto, l’inserimento dei 2001 ha aiutato tantissimo perché tanti ragazzi, secondo me, non avevano più voglia, avevano già mollato da tempo, mentre subentrando i 2001 con tanta voglia di farsi vedere hanno contribuito parecchio, quindi sono sicuro che l’ingresso di forze nuove anche per la prossima stagione sia utilissima, poi starà a me tenere tutti un attimino sul “filo del rasoio”..
Quello che posso dire è che mi è piaciuto lavorare con i ragazzi perché, comunque, c’è sempre stata abbastanza presenza, c’è stata voglia e la cosa mi è piaciuta…

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Come è allenare ragazzi di diversa età?

Devo dire che ho trovato dei bravi ragazzi… sicuramente il mondo è cambiato, sono cambiate le priorità, e, rispetto alla mia generazione, sono un po’ più “frivoli”… ecco, uno dei miei obiettivi è quello di fargli “capire” cosa vuol dire “giocare a calcio”…
Poi per il resto nessun tipo di problemi anche se hanno età diverse.

Quando giocavi eri molto “sanguigno” mentre ora in panchina sei tranquillo

Quando giocavo gli allenatori agitati mi agitavano di più, mentre gli allenatori tranquilli mi mettevano un po’ di tranquillità…
Io sono tranquillo perché sono sicuro che anche se grido in campo non mi sentono, magari mi sentono ma è difficile realizzare quello che gli dici, è difficile quando uno gioca e, presumo, che sia concentrato al 100% fargli capre quello che vuoi proporgli, preferisco farli giocare tranquillamente, parlargli tra il primo e secondo tempo, parlargli dopo la partita, parlagli il lunedì.
Anche perché li vedo tre giorni a settimana non penso che gli serva il trequarti d’ora di discorso prima della partita o dirgli in campo cosa devono fare, lo sanno … Poi se in quel momento lì non lo stanno facendo bene, cerco di correggere le cose in altra maniera piuttosto che “sbraitare” in campo …
Mi piace che i miei ragazzi giochino con tranquillità senza pressioni addosso…
Io non sono quello che dice: “vai sul fondo, crossa, tira e passa”.. noi durante la settimana prepariamo delle cose, prepariamo delle alternative che loro sanno, poi sul campo scendono loro, non gioco alla “playstation in campo” anche perché non crescono, ed è giusto che crescano

Quest’anno molti tuoi ragazzi sono saliti con la Prima Squadra

Molti hanno fatto “avanti” e “indietro”… Ci sono stati dei ‘99 che sono “saliti” anche in maniera definitiva e alcuni 2000 si sono allenati regolarmente con la Prima Squadra e hanno giocato anche qualche amichevole con loro…
Comunque, molta soddisfazione da parte mia!
Sicuramente giocare con la Prima Squadra aiuta i ragazzi: prima di tutto per capire certe dinamiche, e vedere poi un atleta come Gianmaria Sacchi che non manca ad un allenamento, ti fa capire cosa vuol dire in realtà giocare a calcio..
Poi, comunque, la qualità della Prima Squadra è alta, infatti quando facciamo le amichevoli il giovedì spesso lo vedi … Allenarsi con loro fa solo bene perché ti alleni con gente con un livello tecnico attualmente più alto della Juniores, senza togliere nulla alla Juniores…Comunque nella Juniores c’è gente che ha le potenzialità per diventare un ottimo giocatore…tantissimi devono solo crederci, il problema di questa età qua è crederci…

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Prospettive per il prossimo anno agonistico?

Sicuramente fare meglio di quest’anno, ci sono un sacco di elementi validi in più che ci possono dare una grossa mano…
Naturalmente, mi piacerebbe vincere… per i ragazzi, per la società, per me… ma lo so che è difficile, ci sono tante squadre valide.

Abbiamo notato che “leggi immediatamente e molto bene le partite” e riesci a “cambiare in corsa”…

Mi sembra di capire in tempo cosa non funziona… poi magari non sempre faccio la mossa giusta (anche se seguendo le partite è sempre riuscito a trovare la soluzione adeguata NdR).
Cambio perché non voglio che il ragazzo vada in difficoltà, se vedo che un ragazzo in quel momento fa fatica non mi va di insistere continuando a lasciarlo lì. Primo perché è frustante per lui e secondo perché è negativo per la squadra, quindi visto che comunque c’è la possibilità usare gli 11 in campo in maniera diversa (posizioni, moduli o tattiche)… si cambia…

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Il modulo tattico d’inizio partita della Juniores è uguale a quello della Prima Squadra

Il 352 è la mia configurazione preferita… Poi però vedo i ragazzi che ho a disposizione, come stanno, e poi decido come giocare al sabato… Però, come appena detto, durante la partita, vario o modifico l’assetto tattico a secondo delle esigenze…
Con Mister Rocco Crippa (allenatore della Prima Squadra) c’è molta collaborazione, facciamo le amichevoli tutti i giovedì, come detto precedentemente, facciamo in modo che alcuni ragazzi della Juniores si allenino con la Prima Squadra… si c’è molta collaborazione… poi parliamo spesso, ad esempio, è venuto a vedere i ragazzi del 2001, poi è uno che dispensa consigli con la sua esperienza…

Visto che “vivi” molto la società Parabiago, perché secondo te un ragazzo deve giocare qui?

Penso che Parabiago sia un ambiente dove il ragazzo si possa sentirsi a casa sua, vedo bambini arrivare qua con tanta voglia di giocare a calcio, quindi vuol dire che si trovano bene, e se si trovano bene vuol dire che la società ha raggiunto il suo obiettivo.
Ho visto dei bambini, al sabato, piangere perché finivano le partite e questo vuol dire che stai bene e vuoi ancora restare sul campo di gioco… quindi penso che l’obiettivo è quello… penso che si trovino bene perché è un ambiente che mette sicurezza, innanzitutto ai genitori, fondamentale mettere sicurezza ai genitori, per mettere in sicurezza i genitori vuol dire che è una società strutturata per poterlo fare, quindi, i genitori non si sentono abbandonati e dunque i bambini si sentono bene, e questo è merito di tutti i collaboratori che sono dentro all’FC Parabiago che hanno strutturato la cosa bene, scegliendo allenatori competenti che possono anche garantire qualità e vedere un bambino contento conseguentemente il genitore è contento anche lui…

Una domanda che non ti abbiamo fatto?

Andrea pensa per un po’ alla risposta.. e ci dice: “Perché non hai smesso prima di giocare e non hai fatto dunque prima l’allenatore?” … rimaniamo anche noi un attimo “stupiti” di questa cosa…  la risposta è: “Dovevo farlo !”…
Una risposta da grande appassionato di calcio, che ora ha scoperto anche il “fascino” di allenare e di dare il suo contributo alla crescita dei suoi ragazzi!

M.A.

 

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Intervista

FRANCESCO DI BELLO:

«L’ESPERIENZA AL POTERE »

 E’ sicuramente uno dei Direttori Sportivi più apprezzati e conosciuti del mondo calcistico dilettantistico: stiamo parlando di Francesco Di Bello, dalla stagione 2016/2017 al Football Club Parabiago e si appresta ad iniziare, anche se “dietro le quinte” è già al lavoro da mesi, il suo terzo anno a Parabiago.

Quest’anno è stato il regista della costruzione della favolosa Prima Squadra del Parabiago che è arrivata seconda nel girone e che ora attende una “chiamata” dal Comitato Regionale della Lombardia per l’eventuale e sperato ripescaggio in Prima Categoria …

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Tuttavia, è indiscutibile il bel gioco espresso sul campo della Prima Squadra, grazie al lavoro di “costruzione tassello per tassello” del DS Francesco Di Bello.

Comunque, il buon operato di questa stagione (che è stato anche frutto della “semina” della stagione precedente), non si è fermata solo alla Prima Squadra, con la Juniores, dopo un inizio di campionato un po’ ”travagliato”, ma concluso in netta crescita e molto dignitosamente, è riuscita a vincere il prestigioso Arluno Challenge Cup 2018 e nella prima partita del famosissimo torneo InterCIL, dedicato solo alla Juniores, la squadra per oltre un’ora è stata letteralmente padrona del campo contro la squadra campione distrettuale…

Ma il lavoro di Francesco di Bello, non si è fermato solo nelle costruzione e gestione delle due squadre “più grandi” del Parabiago, è stato anche il promotore (portando uno dei 9 gironi di qualificazioni a Parabiago) e inserito, con merito, nell’eccelso comitato organizzatore del più prestigioso torneo per la categoria Juniores: il Torneo InterCIL- Memorial Bettinelli.

Già tutto questo, potrebbe far capire lo spessore e le grandi capacità del Direttore Sportivo Francesco Di Bello, ma ci sono altre sue grandi “operazioni” quest’anno per rendere la società Football Club Parabiago importante per la Delegazione di Legnano: ha portato a giocare al “Libero Ferrario” la semifinale di play-off Juniores Regionale A e una partita amichevole della Rappresentativa Provinciale Giovanissimi, senza poi parlare la sua collaborazione fattiva nell’organizzazione della Festa della nostra Mascotte

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(Francesco Di Bello, a sinistra, con il sindaco di Parabiago Raffaele Cucchi)

Una stagione piena di soddisfazioni per il Football Club Parabiago, grazie al grandissimo lavoro del nostro Direttore Sportivo Francesco Di Bello: una figura importante e fondamentale nell’organigramma della società.

Francesco Di Bello ha un curriculum rilevante: prima giocatore, poi allenatore, tanti anni alla milanese Sempione Half e anche all’Aldini. Per poi passare a fare il Direttore Sportivo: iniziando a Passirana, poi Barbaiana, Pero, Bollate e Rhodense e, per finire, dalla stagione 2016/2017 al Parabiago.

Francesco Di Bello è un Direttore Sportivo specializzato, soprattutto, nelle categorie “dei più grandi”, ovvero Juniores e Prima Squadra.

Qui a Parabiago, però, da quando è arrivato, si è occupato anche delle costruzione delle squadre agonistiche.

Francesco, di solito ti occupi di Juniores e Prima Squadra, come è stata l’esperienza nel settore Agonistico?

Lo scorso anno eravamo talmente pochi che ho dovuto occuparmi anche di costruire una squadra di Allievi e di Giovanissimi, grazie anche la collaborazione degli allenatori e di Alberto Longoni (Direttore Sportivo dell’Attività di Base).
Quest’anno la società si è strutturata, prendendo un Direttore Sportivo per le squadre agonistiche e anche un Direttore Tecnico, sempre per le squadre agonistiche, ovvero Giovanissimi e Allievi (i nomi dei due nuovi arrivi, verranno svelati dal nostro sito con l’inizio della nuova stagione agonistica, ovvero il 2 Luglio NdR).
Io tornerò ad occuparmi a tempo pieno del settore dove ho più esperienza: della Prima Squadra e Juniores, ma questo nulla toglie che collaborerò con gli altri Direttori Sportivi, soprattutto con gli Allievi che sono quelli che l’anno successivo saranno pronti per la Juniores.
A me piace conoscere tutti i giocatori, dal più piccolo al più grande, dedico molto tempo a questa cosa, perché è giusto conoscere e sapere quali giocatori la società ha tesserato.
Secondo la mia personale visione, uno nella mia posizione deve poter conoscere gli Allievi, i Giovanissimi che cosa c’è prima della Juniores… Seguo con interesse la crescita di questi ragazzi…
Io comunque, data la mia esperienza nel settore, sono a disposizione per dare “una mano” agli altri componenti dello Staff Tecnico, dunque rimango sempre un riferimento per la società e per le persone che vengono qui a giocare.

Quale è il segreto dell’ottima stagione della Prima Squadra?

Segreti particolari non ce ne sono: bisogna lavorare e fare le cose seriamente e questo è il segreto di tutto.
Quando sono arrivato, nel 2016/2017, ho trovato una situazione particolare con una squadra che era retrocessa dalla Prima Categoria e con giocatori che facevano fatica a scendere in Seconda Categoria.
A quel punto ho inserito un po’ di ragazzi che conoscevo, un gruppo di ragazzi che mi hanno seguito in tutte le mie avventure e da lì è cominciata la ricostruzione.
Dunque, “segreti particolari” non ce ne sono… A me piace fare il DS stando sul campo, verificando tutte le sere e tutti i giorni gli allenamenti e gli allenatori e tutto ciò che ruota intorno.
Io vivo la squadra, vivo la società, vivo lo spogliatoio come i giocatori!


 (Di Bello con “bomber” Gianmaria Sacchi)

Giovani in Prima Squadra: in rosa notiamo che ci sono molti e giovani, dove in Seconda Categoria, nella stagione appena passata, le norme prevedono in campo un 95 e un 96…

Si, ci sono in rosa giovani di buona prospettiva.
La mia idea è di non vedere la “carta d’identità” anche se la federazione mi obbliga a mettere i 95 e 96.
Se un 99 è bravo, se un 2000 è bravo, ormai hanno già 18 anni, per cui in queste categorie qui se uno è bravo, ha voglia e volontà ed è serio, secondo me, va premiato assolutamente: non è l’età che ha a che fare con il campo oppure con i meriti.
I meriti si fanno con capacità ma, soprattutto, con serietà, con voglia di allenarsi, con voglia di far bene, con voglia di fare gruppo, con voglia di inserirsi in mezzo ai “vecchi” e, soprattutto, essere intelligenti a carpire i segreti di quelli più grandi ed esperti… Ho notato che i ragazzi che si sono allenati con noi hanno queste caratteristiche, per cui la cosa mi fa notevolmente piacere…

Abbiamo notato che la Juniores e la Prima Squadra hanno lo stesso modulo di gioco iniziale: è una cosa voluta o del tutto casuale?

No, non è frutto della casualità: sia Mister Rocco Crippa (allenatore della Prima Squadra), sia Mister Andrea Tunesi (allenatore della Juniores), si parlano costantemente ed è giusto che i ragazzi che giocano nella Juniores abbiano le caratteristiche per poter giocare alla stessa maniera della Prima Squadra.
Secondo me, è una cosa giusta e intelligente, perché se prendo un ragazzo che gioca nella Juniores, in qualsiasi posizione, per farlo giocare in Prima Squadra, so che quel giocatore è abituato a giocare in determinate condizioni, in un determinato modo senza alcun problema.
Come ho detto prima, è tutto studiato e io sono la persona che gestisce il tutto.
Comunque, c’è una bella collaborazione sia con Tunesi che con Crippa, anzi, dirò di più, sono veramente contento sia di uno che dell’altro. Per cui non c’è bisogno di star lì a discutere, sono persone intelligenti che capiscono bene, per il bene del Parabiago, come bisogna comportarsi, che cosa bisogna fare, ma, soprattutto, per il bene dei ragazzi che abbiamo a disposizione.

Perché un ragazzo deve scegliere per giocare a calcio Parabiago? Parliamo di Juniores, ma anche delle categorie Giovanissimi e Allievi…

Deve scegliere Parabiago non perché siamo più belli o più simpatici… ma perché mettiamo il ragazzo al centro del progetto, e lo dico per tutte le categorie, dai più piccoli… fino alla Prima Squadra… Le mie sembrano parole scontate, ma, invece, è la realtà dei fatti.
In questi due anni della mia gestione, ho cercato di far sì che i ragazzi si trovino bene, che abbiano delle persone che li curano in maniera particolare e che non gli manchi nulla: ad esempio, ti puoi allenare tranquillamente su un campo con una struttura importante, inoltre, qui il ragazzo è “coccolato”, e per noi  tutti i ragazzi sono “importanti”… ecco perché scegliere Parabiago…. Noi abbiamo iniziato così che avevamo la metà dei ragazzi…
Io dico solo: venite qui a conoscerci, noi siamo qua per dare la possibilità di poter giocare a calcio in maniera seria e tranquilla.
Inoltre, cosa molto importante, noi vogliamo, oltre l’aspetto calcistico, far crescere i ragazzi, soprattutto come uomini. Parlando dei più piccoli, ma la cosa può essere estesa anche ai ragazzi più grandicelli, i genitori dovrebbero guardare, soprattutto, dove i figli stanno, con chi stanno, e cosa fanno, questa è una cosa importante. Noi dobbiamo essere degli educatori, noi dobbiamo essere delle persone che insegnano anche e soprattutto l’educazione, insegnano a far diventare uomini quelli che sono ragazzi oggi, per cui devono avere delle guide.
I ragazzi passano con noi parecchie ore e dunque ci devono essere degli allenatori/istruttori che per i ragazzi devono diventare degli esempi positivi, dando per primi l’esempio di cosa vuol dire educazione, rispetto, comportamento ecc..
Queste sono cose importanti… non solo le classifiche…

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A Parabiago, avendo tutte le categorie, si può crescere dai Piccoli Amici fino ad arrivare alla Prima Squadra…

Un ragazzo può iniziare a giocare nel Parabiago e ci auspichiamo che resti a Parabiago per il resto della “carriera” calcistica…
La mia idea è fare sentire ai ragazzi “la maglia addosso”, la maglia addosso vuol dire che uno deve essere parte della società.
Io sto invitando tutti i ragazzi a vedere la Prima Squadra, a venire a vedere anche le altre squadre, perché uno deve essere della famiglia, deve far parte di un gruppo di ragazzi che vede nella società, nelle squadre, nei “grandi” il loro esempio, il loro “idolo”…  Questo è il mio progetto … capisco che non è una cosa facile da realizzare, ma ci proviamo, e pian pianino ci stiamo riuscendo…

Data la tua grandissima esperienza, sfataci il mito, per molti addetti ai lavori, della frase: “il miglior giocatore è orfano”.

I genitori sono molto importanti e mi piacerebbe vederli qua assieme a noi per fare qualcosa per la società, oltre a sostenere e aiutare la squadra del proprio figlio. Ecco sono contrario ai genitori che inveiscono contro gli allenatori e contro i compagni di squadra del figlio, perché alla fine fai del male a tuo figlio.
Ripeto, il genitore è colui che sostiene il figlio, sostiene la squadra con educazione.
Questa frase nasce dal fatto che molti genitori non hanno comportamenti consoni in tribuna… inveiscono contro tutti e contro il mondo, io ho smesso di vedere le partite per questo motivo assieme agli altri da anni …

M.A.

 

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1^Squadra

TOP 11

«GIANMARIA SACCHI PRESENTE!»

Con la stagione 2017/2018 conclusa, è tempo di bilanci.

Segnaliamo ai nostri lettori che il prestigioso quotidiano “La Prealpina” nell’edizione di lunedì 4 giugno, ha stilato la “formazione” Top 11 di Seconda Categoria dei gironi della delegazione di Legnano.

Nel bellissimo articolo a firma di Luca Colombo, che ringraziamo, il nostro bomber Gianmaria Sacchi è stato inserito, grazie a suoi 30 gol in 30 partite, nell’undici dell’anno!

Un altro prestigioso riconoscimento per il nostro Gianmaria Sacchi, grazie ad una vera e propria stagione strepitosa.

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Se proprio vogliamo cercare “il pelo nell’uovo” nel su citato articolo, forse anche qualche altro giocatore della nostra squadra avrebbe meritato almeno la menzione…

Ma noi ringraziamo ancora tutta la rosa dei giocatori (oltre al Mister Rocco Crippa, ai dirigenti, accompagnatori, massaggiatori e… chi ci dimentichiamo di citare) che si sono allenati al “Libero Ferrario” per averci fatto vivere una stagione da protagonisti!


M. A.

 

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1^Squadra Play Off

« GRAZIE RAGAZZI!»

Partita di ritorno per il 3° turno dei play-off, dopo poco più di 80 ore da quella di andata per i granata guidati da Mister Crippa.

Si va a Vigevano nello storico Stadio Comunale Dante Merlo (capace di ben 2200 posti).

Partita difficilissima per la nostra compagine, vista la forza della nostra squadra avversaria: molto attenti a non subire e pungenti nelle imbucate d’attacco.

Parabiago che si presenta a questa sfida con la possibilità di due risultati su tre, vista la vittoria di misura (2-1) nella partita di andata: va bene la vittoria o anche un pareggio… ma il gol subito in casa dal Vigevano ha un peso molto elevato…

Assenza pesante nella nostra squadra: il nostro capocannoniere Gianmaria Sacchi deve dare forfait per indisposizione.

Dunque, la partita, considerando il valore delle due squadre, è aperta ad ogni pronostico con la probabilità di passaggio al turno successivo diviso in 50% ciascuno

Primo Tempo

I ritmi, come era prevedibile, sono subito alti: al primo minuto, punizione conquistata dal Parabiago. Alla battuta va Capitan Minoggio, però non imbecca il giro giusto e la palla esce di mezzo metro alla destra del portiere.

Parte forte anche il Vigevano, che deve recuperare il risultatio della partita precedente, e cerca di fare male in velocità, ma sono “puniti” in due occasioni dal campo non in perfette condizioni.

Il primo tiro nello specchio della porta è sempre di Capitan Minoggio che si getta su un pallone ribattuto, ma il suo tiro è facile preda dell’estremo difensore bianco celeste.

Al 13esimo gol del vantaggio per i padroni di casa: bel cross dalla trequarti che trova l’attaccante per il tiro ad incrociare… molto preciso e batte Lella sul secondo palo.

Al 21esimo nuova grande occasione per il Vigevano: cross teso dalla destra raccolto da un attaccante, il suo tiro, da pochi passi, è deviato in angolo da un difensore granata.

Prima vera occasione da gol per il Parabiago al 27esimo su punizione defilata: il cross è millimetrico ed il colpo di testa preciso… ma è il portiere avversario a superarsi e respingere in corner una palla destinata in rete.

Poco movimento delle due compagini per il resto di questo primo tempo: attacco del Vigevano che “scende di giri” e quello del Parabiago che non trova concretezza sui lanci lunghi e le “spizzate” di un onnipresente Maddestra.

Squadre al riposo sull’1-0 per il Vigevano.

Secondo tempo

Il secondo tempo parte con un piglio diverso per la formazione in maglia granata: i lanci lunghi più profondi permettono di controllare i palloni in maniera più incisiva e vicino alla porta avversaria, purtroppo, però, la lucidità iniziale viene persa velocemente e non annotiamo alcuna conclusione degna di nota… con molti errori, forse anche per le condizioni del campo (quando giochiamo fuori casa, ci manca sempre il nostro “Libero Ferrario”!)…

In questa situazione, poco prima della mezz’ora, una percussione offensiva vigevanese coglie la difesa del Parabiago scoperta, e permettendo il passaggio nella nostra area di rigore, subisce il gol del 2-0 da pochi passi.

Primo cambio per il Parabiago: dentro Fumo per Giuliani.

Agli “sgoccioli” della partita troviamo forse l’occasione più importante: punizione al limite, ma defilata, Zucchetti pensa al tiro e chiama in causa il portiere che riesce solo a respingere, la palla del 2-1 sarebbe sulla testa di Maddestra che però non trova l’elevazione giusta e la palla finisce appena sopra alla traversa…

Sono i due minuti successivi che regalano emozioni fortissime: il tiro da fuori area di Minoggio scheggia il palo alla sinistra del portiere e, poi, un bel lancio trova Vacalebre che al volo angola troppo.

Gli ultimi minuti di assedio non ci regalano il gol nonostante la grande voglia dimostrata.

Si chiude, quindi sul 2-0, questa partita che decreta il passaggio del turno del Vigevano Calcio 1921.

Commento Finale

Innanzitutto, i nostri sinceri complimenti al Vigevano Calcio 1921 per il passaggio del turno: avversario di valore assoluto e gran bella sqaudra!

Sapevamo che la partita fuori casa non era semplice e così è stato…

Ai nostri ragazzi diciamo solo: “grazie per questa emozionante stagione che ci avete regalato!”

Ora aspettiamo la compilazione dei nuovi gironi 2018/2019 per capire se il Parabiago verrà “ripescato” (essendo arrivati secondi nel girone e giocando fino al 3° turno dei play-off) per andare in Prima Categoria.

 


Cronaca di: M. A.
Corrispondente dal campo: Marco Di Bello
Immagini di Adriano Rossini

 

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1^ Squadra PLAY OFF

« TUTTO IN UNA NOTTE »

Dopo appena 72 ore dal match di andata, si gioca subito la partita di ritorno del 3° turno di play-off per i granata di Mister Crippa.

Dopo la vittoria pirotecnica della compagine con il galletto sul petto, si va a Vigevano per decretare la squadra che deve andare avanti al 4° turno.

Lo stadio che ospita questa emozionante sfida, è lo storico Stadio Comunale Dante Merlo di Vigevano (capace di ben 2200 posti).

Il Parabiago si presenta a questa sfida con alcune certezze e altrettante incognite…

La certezza è il “piccolo” vantaggio per la vittoria di misura (2-1), contro l’arcigna difesa del Vigevano Calcio 1921…

L’altra certezza, è il carattere, la voglia, l’umiltà del gruppo e la capacità nei cambiamenti di modulo di Mister Crippa.

Tra le incognite, c’è il gol fatto in trasferta dal nostro avversario, infatti il regolamento recita:

“Al termine delle gare di ritorno, risulterà vincente la squadra che nei due incontri avrà totalizzato il maggior numero di punti; in caso di parità quella che avrà segnato il maggior numero di reti. Qualora risultasse parità nelle reti segnate, sarà dichiarata vincente la squadra che avrà segnato il maggior numero di reti in trasferta; (VALORE DOPPIO delle RETI SEGNATE in TRASFERTA). Persistendo il risultato di parità, per determinare la vincente si darà luogo alla effettuazione di 2 tempi supplementari di 15’ ciascuno e, ove persista il risultato di parità, verranno tirati i calci di rigore in base alle norme vigenti.”

L’altra incognita è la probabile assenza del nostro capocannoniere Gianmaria Sacchi, non disponibile.

Dunque, considerando il valore delle due squadre, la partita è aperta ad ogni pronostico con la probabilità di passaggio del turno equamente diviso in 50% ciascuno.

Appuntamento mercoledì 23 maggio, ore 20.30 – Stadio Comunale Dante Merlo – Viale Montegrappa, 24 – Vigevano (PV).

Naturalmente, i ragazzi granata hanno bisogno del sostegno di tutti i propri tifosi!

STADIO “DANTE MERLO “

 Viale Montegrappa , 24  Vigevano (PV)

 

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1^Squadra Play Off

« MATCH POINT PER IL PARABIAGO! »

Partita di andata per il 3° turno dei play-off per la squadra guidata da Mister Rocco Crippa.

Da questo turno di play-off ci sono numerose novità.

Innanzitutto, si gioca con altre squadre lombarde (regionali), poi c’è l’andata e il ritorno (e non la partita “singola” come nello scorso turno) e terza novità, è la terna arbitrale: arbitro più due guardalinee anch’essi federali.

L’avversario di questo 3° turno è il Vigevano Calcio 1921, del gruppo V di Pavia, un “derby calzaturiero” visto che Vigevano è un altro polo importante italiano per la produzione di scarpe.

Il Vigevano Calcio 1921 arriva a questo incontro con un ruolino di marcia simile a quello del Parabiago: è arrivato secondo nel proprio girone nella regular season con 64 punti all’attivo.

Punto di forza di questa squadra è la difesa 12 gol in 31 partite (compreso il turno di play-off della scorsa domenica) e con una striscia di “rete inviolata” di 11 turni consecutivi (dalla 12° giornata alla 22° giornata) per circa 1000’ minuti senza prendere gol!

Il Parabiago arriva a questa importante sfida molto carico con 12 risultati consecutivi positivi: 11 vittorie e un pareggio, compresa l’emozionante ma convincente vittoria nella partita “secca” del play-off della scorsa domenica.

Fare un pronostico per questa partita è molto difficile!

Primo tempo

Mister Crippa, cui tutti conosciamo il suo eclettismo tattico, sorprende tutti e presenta in campo la squadra con un 4-3-3.

La prima parte di questo primo tempo, vede una fase di studio fra le due squadre, diciamo anche giusto visto che non si conoscono essendo di comitati diversi.

Il Parabiago sembra in pieno controllo, proponendo gioco e subendo solo un tentativo di contropiede sventato da un pronto Mussaro che si dimostra all’altezza della situazione più di una volta in questo inizio di partita.

La prima vera occasione pericolosa è del Vigevano al 15esimo: su calcio piazzato cerca di sfruttare una palla sporca rimasta in area, il tiro è molto pericoloso ma si spegne, fortunatamente per noi, sul fondo.

Al 20esimo, ordinina un cambio tattico dentro  Capitan Minoggio al posto di Sacchi.

Cambio tattico forzato per Mister Crippa che passa dal 4-3-3 iniziale al più classico 4-4-2.

La squadra, per qualche minuto, risente dell’uscita del suo collaudato capocannoniere, ma poco dopo, al 32esimo, su una palla respinta, Venuto fa partire un missile “terra-aria” (forse un po’ troppo centrale) che il portiere avversario respinge di “pugni” in calcio d’angolo.

Al 36esimo l’esterno avversario, in una volata sulla fascia destra, trova l’”uno-contro-uno”, nella nostra area di rigore, con Sequi e, rientrando, viene colpito dal centrale granata: l’arbitro, senza esitazioni, fischia e indica il dischetto del calcio di rigore.

L’attaccante avversario posizione la palla minuziosamente sul dischetto, il nostro portiere Rattà è tranquillo sulla riga, cercando, con movimenti delle braccia, di innervosire l’avversario e di coprire più spazio possibile dei 7 metri della porta… il tiro è sulla destra del nostro portiere che intuisce la traiettoria e si getta senza esitazioni sulla palla accartocciandosi… sono attimi che non finiscono mai, para ma la palla non è trattenuta, ma fortunatamente il pallone viene allontanato dall’area

Gol evitato dalla nostra “saracinesca” Davide Rattà, non nuovo quest’anno a queste prodezze!

Dalla curva granata, sì, da questa partita, abbiamo un simpatico gruppetto di ultras del Parabiago, che si è posto nella tribunetta in metallo di fronte alla tribuna coperta, si alza a gran voce il nome del nostro super portiere.


Con il risultato di 0-0, le due squadre tornano negli spogliatoi: un pareggio giusto date le occasioni e le forze in campo.

Secondo Tempo

Ricomincia il match ed è ancora il Parabiago a controllare il gioco, ma, purtroppo, manca di concretezza negli ultimi 20 metri.

Vigevano che cerca di far sue le occasioni che la squadra di casa gli lascia, partendo in contropiede e buttandosi con voglia sui palloni “sporchi”, ma manovrando poco l’azione.

Le manovre offensive del Parabiago danno il loro frutto al 26esimo: la palla rasoterra in area di Venuto in direzione di Rizzo è leggermente arretrata, ma il numero 8 granata ha la freddezza di non tirare “fuori equilibrio” e servire Angelo Vacalebre che insacca alla destra del portiere. E’ il gol del vantaggio granata e tutto lo stadio in piedi ad applaudire i ragazzi con il galletto sul petto!!!

Al 34esimo arriva il pareggio del Vigevano: il Parabiago lascia il loro numero 4 incontrastato, ovvero nessuno in uscita, avvicinarsi per vie centrali verso la nostra area di rigore e tirare nel “sette” una palla che batte l’incolpevole Rattà.

Partita di nuovo in parità: 1-1.

Arriva il secondo cambio di Mister Crippa dentro Samba per Giuliani e altro cambio di modulo, si ripassa ad un 4-3-3.

A pochi minuti dalla fine della partita, Parabiago di nuovo in vantaggio: calcio d’angolo conquistato da Vacalebre, palla che rimane nell’area piccola dove arriva Venuto come un fulmine e “gonfia la rete” per il vantaggio del Parabiago!

Granata che in questi minuti finali prendono fiducia, mentre il Vigevano risente del gol subito.

Azione che potrebbe portarci ancora al gol: bella azione sulla sinistra di Vacalebre, palla in mezzo insidiosa ma non trova la via della porta.

Ancora un’occasione finale nei secondi di recupero, ma il tiro è fuori di poco…

Il triplice fischio finale, sancisce la vittoria per 2-1 per il Parabiago!

Commento Finale

Partita tiratissima, dove l’alta posta in palio ha preso il sopravvento su tutto.

Il Vigevano Calcio 1921 è una bella squadra: quadrata, con un gioco attento a non subire reti e con verticalizzazioni fulminanti e pericolose.

Il Vigevano, in questa stagione, ha subito due gol in una partita “solo” in due occasioni, nelle prime due giornate di campionato (parliamo dei primi di settembre 2017!!!): dunque, una vera bella impresa dei nostri ragazzi!

Ancora una volta, la squadra, con tutti i suoi componenti, ha mostrato un gran carattere, anche alle contrarietà della partita un carattere frutto di un gran bel gruppo, magistralmente guidato da Mister Crippa, che anche oggi ha mostrato tutte le sue capacità nel cambiare la squadra più volte tatticamente in corsa…

La menzione di giornata (anche se tutta la squadra è meritevole!) spetta di diritto a tre giocatori: al nostro portiere Davide Rattà che ha salvato la porta nel momento più difficile della partita… ad Angelo Vacalebre per il gol e per essere stato una spina nel fianco della difesa avversaria e a Matteo Venuto anch’esso per il gol, ma “motorino” inesauribile a centrocampo.

Ora si va a Vigevano, mercoledì 23 (con fischio d’inizio ore 20.30) per la partita di ritorno, carichi e consapevoli che il passaggio del turno è solo nelle nostre mani…


PLAY – OFF  Terzo turno partita di andata :
F.C. Parabiago – Vigevano Calcio 1921 : 2 – 1


Cronaca di: M. A.
Corrispondente dal campo: Marco Di Bello
Immagini di Adriano Rossini

 

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Intervista

« MISTER CRIPPA: I RISULTATI ATTRAVERSO IL BEL GIOCO »

Nelle cronache della domenica che pubblichiamo sul sito, decantiamo le gesta e le azioni dei nostri giocatori granata, ma “dietro” ai protagonisti del rettangolo di gioco, c’è sempre un lavoro “oscuro” ma importantissimo di uno staff tecnico.

Sappiamo che il condottiero di questo staff, ovvero l’allenatore di questa squadra, è Mister Rocco Crippa, dove ogni domenica lascia i riflettori della “gloria” ai suoi ragazzi.

Come sa, chi ama e segue il calcio, il lavoro del Mister è importantissimo per arrivare ad alti obiettivi, dunque abbiamo deciso di far conoscere, a tutti i nostri lettori, chi è Mister Rocco Crippa, scambiando una lunga chiacchierata con lui.

Durante le partite, lo vediamo sempre in piedi nell’”area tecnica”, parco di indicazioni ai suoi ragazzi. Allenatore intelligente e perspicace, capace di cambiare modulo tattico in corsa, come bravo nel capire il momento giusto per “i cambi” (cosa non da poco, anzi!).

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Ci accoglie dopo l’allenamento e la prima cosa che ci “balza all’occhio” oltre alla gentilezza e cortesia, è la sua immensa modestia e pacatezza.

Rocco Crippa, 51 anni, lunghissima carriera da giocatore professionista fino a 41 anni (difensore centrale e per qualche anno centrocampista davanti alla difesa) e da pochi anni allenatore.

Come giocatore ha iniziato nelle giovanili del Milan, per poi passare al Sant’Angelo Lodigiano in serie D, poi Pavia C2, 9 anni Fiorenzuola con 3 anni di serie D, 3 anni di C2 e 3 anni di C1 (perdendo, purtroppo, uno spareggio per andare in serie B), poi 4 anni a Brescello in C1, un anno a Lumezzane in C1, un anno a San Marino in C2, poi ritornato ancora a Pavia in C2 e C1, 2 anni a Casteggio in serie D, un anno in Promozione a Sant’Angelo Lodigiano, per finire a 41 anni a Cinisello.

Curriculum, invece, breve come allenatore: ha iniziato, quando giocava a Pavia (a circa 35-36 anni), allenando la Beretti del Pavia, per poi smettere di allenare, tornando solo a giocare, e riprendendo a 42 anni. Ha allenato (non tutti gli anni, fermandosi per motivi familiari, ovvero la nascita della figlia) in Eccellenza, la Valle Salimbene vicino a Pavia, in Promozione a Sedriano, il settore giovanile a Cinisello e Aldini.

Dunque, un curriculum prestigioso e di tutto riguardo: moltissima esperienza, passando per varie “epoche e mode calcistiche”.

Visto che eri un difensore, sono cambiati i difensori rispetto all’epoca in cui giocavi?
Sono nato nell’epoca in cui si giocava a “uomo”, quindi, mi ricordo che all’inizio dovevo marcare a “uomo” l’attaccante, poi il calcio è cambiato, si è passati alla “zona”. Adesso, rispetto ad una volta, secondo me, i difensori sono meno bravi nella marcatura a “uomo”, nel senso che a volte vedo fare degli errori, anche grossolani, che se avessero avuto delle basi nella marcatura a “uomo” non farebbero. A volte gli attaccanti vanno via ai difensori perché non sono più abituati, appunto, alla marcatura a “uomo”, ogni tanto servirebbe fare un ripasso del passato…
Chiaramente adesso è meglio, perché il difensore che gioca a “zona”, gioca anche la palla, prima dovevi solo marcare il tuo uomo.

Dunque, i tuoi difensori della rosa sono “sotto la lente”?
(Ride… aprendo il suo cuore quando si parla dei “suoi” ragazzi NdR)… Un po’ sì, ogni tanto lo faccio presente… adesso un po’ meno… (altra risata NdR)… perché stanno subendo meno gol…
Ogni tanto “me la prendo” con i difensori perché ero difensore, però “me la prendo” perché cerco di migliorarli, di fargli capire gli errori che fanno…

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Ti vediamo sempre tranquillo in panchina mentre dai indicazioni ai tuoi giocatori, è il tuo carattere?
Tranquillo??? Nooo, ogni tanto mi arrabbio, forse non si vede… sembro tranquillo, ma quando c’è qualcosa da dire urlo.
Non riesco a star seduto, quello sì, mi vedete sempre in piedi, magari non sono un esagitato però quando c’è bisogno della “strigliata” al giocatore, la faccio.

Gianmaria Sacchi, nella sua intervista, ti ha definito “allenatore di almeno due categorie superiori”, ti senti tale?
Non lo so… (e qui traspare la sua immensa modestia e umiltà Ndr)… lo dirà il tempo se valgo di più o meno. Oggi, sono contento di fare qui l’allenatore: si possono fare bene le cose anche in Seconda Categoria, se poi riusciamo andare su ancora meglio.

Notiamo che durante le partite cambi modulo tattico, anche in corso
Cerco di adattare i giocatori al modulo, non ho un mio modulo fisso: nella mia breve carriera da allenatore ho fatto tanti moduli.
Se un giocatore gioca nel suo ruolo, rende meglio e, anche in corsa, è possibile cambiare se hai in panchina i giocatori “giusti” per poter cambiare il modulo. Fortunatamente, soprattutto nel girone di ritorno, spesso ho giocatori in panchina di valore e a volte, quando devo fare la formazione, è difficile perché ci sono giocatori più o meno dello stesso valore e magari partono dalla panchina. Però so che in ogni momento qualsiasi posso cambiare e metterli dentro e hanno lo stesso rendimento di chi parte titolare.
Non mi piace parlare dei singoli, però ho due portieri che hanno lo stesso valore e spesso gli ho alternati, anche se il portiere è un ruolo particolare che deve avere più continuità, però hanno lo stesso valore e lo stesso rendimento. Quando hai la fortuna di avere giocatori dello stesso valore, puoi anche permetterti di cambiare modulo in corsa, se non avessi tanti giocatori in panchina, magari non lo farei.

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Quanto conta un allenatore in questa categoria? Ad esempio, in seria A dicono il 10-15%…
Secondo me, un allenatore conta in tutte le categorie se fa un buon lavoro: bisogna gestire una squadra, uno spogliatoio. Un allenatore conta per dare una impronta, un gioco. Poi l’allenatore deve trovarsi in un contesto giusto. Io sono qui fortunatamente a Parabiago: una società sana, presente ma non assillante, nessuno mi ha mai detto di far giocare uno al posto di un altro, per un allenatore è importante essere tranquillo per potere gestire bene una squadra.
I non esperti danno troppa importanza all’allenatore: pensano che possa fare miracoli oppure se le cose vanno male è solo colpa dell’allenatore, è tutto un contesto che deve essere positivo, dalla società, a chi sceglie la persona giusta, adatta a quell’ambiente e anche a chi compra i giocatori.
Poi secondo me lo giudicano sempre meglio i giocatori che lo hanno avuto, di tutti i miei allenatori passati posso dire quello è ok e quello no… I giocatori sanno come ha lavorato l’allenatore…
Fuori guardano solo il risultato e basta, chiaro si guarda il risultato, ma la mentalità italiana è così… l’unico che non ha questa mentalità è Arrigo Sacchi ma non lo ascoltano molto, Arrigo Sacchi, invece, ha una mentalità diversa… far gioco…

I giovani: in squadra hai in rosa 95-96-98-99 e si allenano con te alcuni 2000… credi nei giovani dunque? Altre squadre hanno molto meno giovani in rosa, come è il mix “esperti” e “giovani”?
A parte il fatto che devono giocare, bisogna per forza crederci perché se due sono obbligatori, non devi averne solo due, devi averne dietro altri, e magari ancora più giovani per poterli crescere per le eventuali annate successive. Dall’anno scorso, assieme al DS Francesco Di Bello, e quest’anno, oltre al DS, anche con il Mister della Juniores Andrea Tunesi, guardo i ragazzi della Juniores e ogni tanto li facciamo venire ad allenare con la Prima Squadra e, di solito, il giovedì facciamo l’amichevole con loro. Abbiamo cercato di porre l’attenzione su tutti, anche molto più giovani, non solo i 95-96, 97-98 e quando vengono ad allenarsi con noi, vedo poi dei miglioramenti perché quando ti alleni con i più grandi migliori. Spesso i giovani non lo capiscono, alcuni preferiscono restare con quelli della stessa età, così non “rischiano niente”: se non ti confronti con gli adulti, non cresci, quindi, per quello che io ci credo, devi prenderli e farli allenare con i più grandi, magari poi c’è la possibilità di giocare qualche partita… sicuramente crescono…

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Non pensi che i giocatori “giovani” in Prima Categoria e in Seconda Categoria siano già “vecchi”? Mentre in Promozione ed Eccellenza ci sono le “quote” per i “giovani”?
Io questa regola dei giovani non la farei, in nessuna categoria, non perché non voglio far giocare i giovani. Se un giovane vale gioca, quando ero giovane se valevo giocavo, quindi non capisco perché devono mettere questa regola, se un giovane è bravo viene fuori e gioca comunque e deve capire anche che gioca non solo per la regola ma perché si è conquistato il posto. Poi c’è anche il rischio che quando passano l’età li lasciano a casa perché non hanno più bisogno e ne prendono uno più giovane, e allora cosa è servito?
Non è servito a niente, quindi bisogna fare crescere i giovani nella concorrenza anche con i “vecchi”… se uno è bravo poi arriva, come è sempre stato.

Quale è il rapporto con gli “esperti” della squadra, tipo Gianmaria Sacchi?
Un rapporto buono, tranquillo e di stima reciproca, cerco di capire le loro esigenze, cerco di aiutarli, cerco di far capire a loro di aiutare i giovani. Loro sono un bene, perché possono aiutare me, la squadra, i ragazzi più giovani: è un gruppo sano… quando ci sono degli “esperti” sani il gruppo ci guadagna, se c’è un “vecchio” non tanto a posto che insulta e basta i giovani, non seve a niente, però in questi due anni non ho mai avuti, gli avrei eventualmente eliminati.

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Quando hai capito quest’anno che avevi una squadra da alta classifica?
Sicuramente già dall’estate scorsa pensavo che la squadra fosse buona, però non era completa finché non sono arrivati altri giocatori nella sessione invernale di mercato che hanno aumentato il livello. Il livello era già buono, però con altri giocatori di livello è aumentata la concorrenza e la concorrenza ha stimolato quelli che c’erano già a dare il meglio, quindi direi da dicembre in poi anche se a gennaio abbiamo avuto una fase altalenante, ma bisognava assestare un po’ la squadra con i nuovi innesti. Da gennaio in poi ho capito che la squadra era buona, poi, infatti, abbiamo fatto un girone di ritorno migliore di quello dell’andata. Anche se il girone d’andata è stato buono, il ritorno è stato esaltante. Per definire un punto, diciamo dalla partita con l’Accademia Settimo in poi ho capito che avevo una squadra che poteva puntare in alto anche al primo posto.

Differenza tra la scorsa stagione e questa in corso, oltre i risultati?
L’anno scorso sono arrivato a novembre e sono arrivato che erano penultimi e ho dovuto ricominciare a mettere a posto un po’ le cose, poi siamo arrivato alla fine sesti. Abbiamo fatto un ottimo girone di ritorno. Quest’anno, invece, con il gruppo dell’anno scorso e con l’integrazione di nuovi giocatori abbiamo creato un nuovo gruppo… per questo sono importanti i giovani, poi c’è Gianmaria che è un esempio positivo, un giocatore della sua età che si allena come lui: si cura, ci tiene, ha passione quindi per un giovane vedere lui è solo da ammirare e prendere da esempio!

La vittoria più bella di questa stagione e la partita in cui il Parabiago ha giocato meglio?
La vittoria più bella, più emozionante è forse quella dell’andata con l’Accademia Settimo quando abbiamo vinto al 90’ 4-3 e perdevamo 3-1. Forse è stata quella più emozionante. Sotto la neve, in svantaggio… siamo riusciti a ribaltare il risultato all’ultimo…
Dove abbiamo giocato meglio, non lo so… ci sono state alcune partite dove abbiamo giocato benissimo, il 5-0 con l’Arese, con l’Oratoriana Vittuone… penso che abbiamo giocato bene molte partite, perché abbiamo avuto anche attestati di stima da parte delle gente che ha detto che il Parabiago gioca bene e per me è una soddisfazione sentire dire che il Parabiago gioca bene!
Nel turno dei play-off (il 2° turno contro il Real Vanzaghese Mantegazza NdR) nel primo tempo eravamo bloccati per la troppa tensione anche se abbiamo avuto alcune buone occasioni, mentre nel secondo tempo dopo il gol subito abbiamo giocato bene, ma soprattutto abbiamo dimostrato carattere. Oltre a giocare bene è una squadra di carattere, questo vuol dire avere tanta qualità.
Inoltre, è un bel gruppo, certo le vittorie aiutano a cimentare il gruppo, piace stare insieme, poi li senti negli spogliatoi… ogni tanto il giovedì, dopo l’allenamento, si va a mangiare la pizza… sono tutte cose che servono…

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Ci sono giocatori che quest’anno sono molto migliorati sotto la sua guida?
Penso proprio di sì, vedo alcuni giocatori che sono rimasti dall’anno scorso che sono migliorati, sia giovani che “vecchi”. Ho visto miglioramenti, perché credo, non per darmi dei meriti, che il giocatore, oltre ad essere istintivo, deve fare determinate cose e in determinate situazioni sa cosa deve fare e prende più fiducia, e io certe cose cerco di darle, situazioni specifiche, palle da fermo, ecc… dando indicazioni sui movimenti, sulla giocata… quando poi in partita riesci a farlo, prendi fiducia, ti senti a tuo agio e giochi anche meglio, e molti, secondo me, sono migliorati.

A chi ti ispiri come allenatore?
Sono un estimatore di Arrigo Sacchi, è il mio idolo e sicuramente Arrigo Sacchi ha cambiato il calcio italiano, non l’ho mai avuto come allenatore, però ha fatto la storia del calcio italiano: una volta si giocava in un modo, poi dal Milan di Sacchi in poi in Italia si gioca in un altro modo anche in queste categorie.
Poi ho avuto la fortuna di avere degli allenatori che mi hanno aiutato a capire quello che faceva Arrigo Sacchi, allenatori in serie C meno famosi, però si erano ispirati a Sacchi, quindi diciamo che il capostipite è Arrigo Sacchi poi tutti i vari seguaci…
Ora Sarri identifica il gioco del calcio: una squadra organizzata, una squadra che fa determinati movimenti, ma è anche vero che poi lui può farlo perché gli è stato concesso dalla società perché so che lui ad agosto, non fa fare tutte le amichevoli in giro per il mondo, fa fare la preparazione come una volta: fai determinati allenamenti, provi determinate cose a livello tattico, insomma quello dovrebbe essere il calcio. Oggi prevale l’aspetto economico e vanno a fare le amichevoli in giro per il mondo e non è una preparazione vera.

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Come vedi il movimento calcio, dal lato allenatore, con l’Italia esclusa dai mondiali?
La nazionale è purtroppo una nota dolente, però è il discorso di prima, non possono pensare che Mancini risolva tutto, può essere il più bravo allenatore del mondo, ma non può risolvere tutto se non c’è la base, il sistema del settore giovanile, la riduzione degli stranieri. Se guardi le grandi squadre, gli attaccanti sono tutti stranieri, come fanno a fare esperienza i giocatori italiani se non giocano nelle grandi squadre? Finché non c’è un sistema che migliora e incentiva il giocatore italiano, la nazionale farà queste figure. Nelle giovanili delle grandi squadre ci sono già tanti stranieri. Poi non possiamo pretendere che l’allenatore possa inventarsi i giocatori. Far crescere di più gli italiani, andando a prenderli anche nelle serie minori…

Cosa vuol fare da “grande” Mister Rocco Crippa?
Voglio portare il Parabiago in alto, più in alto possibile. Qui mi trovo bene, sono contento di star qui, mi piacerebbe che andasse più su e ci fosse sempre al “Libero Ferrario” l’entusiasmo e tanta gente come domenica (il 2° turno di play-off contro il Real Vanzaghese Mantegazza NdR)… Parabiago è una città grande  e non c’è solo il rugby, c’è anche il calcio!

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Ringraziamo Mister Rocco Crippa per questa bellissima e interessante chiacchierata e speriamo di vederlo ancora esultare assieme ai “suoi ragazzi” in mezzo al campo!

M.A.

 

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1^ Squadra PLAY OFF

« PLAYOFF CALZATURIERO  »

Dopo aver superato brillantemente il 2° turno di play-off la settimana scorsa, si gioca questa domenica la partita di andata per il 3° turno dei play-off.

Da questo turno di play-off, i confronti tra le squadre, come detto, contemplano sia l’andata che il ritorno.

Per questa partita di andata, giochiamo nel “nostro Libero Ferrario”, contro il Vigevano Calcio 1921: ironia della sorte, è un derby “calzaturiero” visto che Vigevano è un altro polo importante italiano per la produzione di scarpe.

Il Parabiago, guidato da Mister Rocco Crippa, arriva a questa importantissima sfida molto carico con ben 12 risultati positivi consecutivi (11 vittorie, compreso il turno di play-pff, e 1 pareggio).

Il nostro avversario di questo turno, il Vigevano Calcio 1921, fa parte del gruppo V di Pavia, poiché da questo turno di play-off, sono previsti incontri incrociati con gli altri gironi lombardi.

Il ruolino di marcia del Vigevano Calcio 1921 è molto simile al Parabiago: è arrivato secondo nel proprio girone nella regular season con 64 punti all’attivo, costruiti con 19 vittorie, 7 pareggi e 4 sconfitte.

Come il Parabiago anche il Vigevano Calcio 1921, ha saltato il 1° turnio di play-off, perché la quinta classificata nel proprio girone, aveva oltre 9 punti di distacco.

Nel turno dei play-off appena giocato, è però passato a questo 3° turno grazie “al fattore campo” (ovvero miglior piazzamento in classifica rispetto alla sua sfidante), poiché ha pareggiato 1-1.

Ma il Vigevano Calcio 1921, è una squadra da non sottovalutare assolutamente: guardando altre statistiche notiamo che ha segnato 54 reti (media 1,8 a partita), subendone solo 11 reti in 30 partite (media 0,37 a partita!!!!) ripartiti 5 in trasferta e 6 in casa!

Inoltre, nella regular season, dalla 12° giornata alla 22° giornata, non ha mai subito gol! Oltre 1000′ minuti in clean sheet!

Una sfida aperta ad ogni pronostico, molto difficile ma consapevoli della forza, della volontà e dell’umilità del nostro gruppo, guidati in campo da Capitan Minoggio.

Appuntamento quindi allo Stadio di Viale Marconi per sostenere la squadra e premiare i risultati fin qui raggiunti.

STADIO “LIBERO FERRARIO “

Entrata viale Marconi 38 PARABIAGO

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1^Squadra Play Off

« PLAY IN »

Prima partita dei play-off per i ragazzi del Parabiago guidati da bordo campo da Mister Rocco Crippa.

E’ già il secondo turno play-off, per effetto della classifica della regular season, dove la quinta classificata (che per gli incroci doveva incontrare i galletti secondi classificati) aveva oltre nove punti di differenza, dunque da regolamento LND, abbiamo “saltato” il turno andando direttamente al 2° turno.

La nostra odierna squadra avversaria è il Real Vanzaghese Mantegazza, che nel primo turno di play-off della settimana scorsa, ha battuto la Marcallese.

Partita secca, da dentro o fuori! Vincendo (o pareggiando) questo importante turno di play-off si inizia il percorso per andare in prima categoria, ponendosi come seconda forza definitiva del girone… perdendo… si resta in seconda categoria, vanificando l’ottimo lavoro di un anno agonistico…

Il Parabiago, piazzandosi in migliore posizione del Real Vanzaghese Mantegazza nella regular season, gioca tra le mura amiche del “Libero Ferrario” e ha a disposizione, come detto, oltre alla vittoria, anche il pareggio per passare il turno poiché da regolamento si è posizionata più in alto della nostra avversaria (finita in terza posizione finale nella regular season).

Il Parabiago arriva a questo appuntamento con 11 risultati positivi consecutivi (10 vittorie e un pareggio), mentre il Real Vanzaghese Mantegazza, dopo la sconfitta proprio nel nostro “Libero Ferrario” con i nostri granata (nell’ormai lontano febbraio), ha inanellato 10 risultati positivi (7 vittorie, compreso il 1° turno di play-off e 3 pareggi).

Pubblico delle grandissime occasioni, tribuna centrale piena di gente come non avevamo mai visto… clima caldo sia sugli spalti che in campo (come temperatura), con un cielo plumbeo e pieno di pioggia.

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– Primo Tempo

Inizio di partita con ritmi subito alti: le due squadre ormai si conoscono perfettamente, conoscendo “pregi” e “difetti” reciproci, affrontandosi dunque a “viso aperto” senza tatticismi esagerati.

Parabiago che si fa subito pericoloso, grazie ad un a palla persa dalla difesa avversaria, ed è subito bomber Sacchi a raccoglierla e metterla in mezzo, il cross è lungo e deviato, e dal calcio d’angolo conseguente sul primo palo si avventa Maddestra…  La girata è alta di poco e primo vero brivido per i nero-verdi di Vanzago.

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Prima vera occasione anche per il Real Vanzaghese Mantegazza all’11esimo, il centravanti si defila sulla sinistra, dopo un passaggio sulla sua corsa, che riesce a trovare il tiro accentrandosi, palla che finisce alta di un soffio.

Gol sfiorato al 13esimo da Sacchi di testa su un gran cross sul secondo palo, portiere battuto… ma è un difensore a salvare sulla linea di porta!

Nuova grande occasione per Rizzo che raccoglie una palla sporca in area ma la sua conclusione da pochi passi è purtroppo alta.

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Alla mezz’ora gol sfiorato anche dal Vanzago: bella la percussione offensiva del 9, il suo cross teso centrale non trova la testa del compagno a porta vuota.

La partita è avvincente, con continui cambi di fronte senza però trovare la conclusione vincente.

Alla fine dei primi 45 minuti, l’arbitro manda le squadre negli spogliatoi sul risultato di 0-0.

  • – Secondo Tempo

All’inizio del secondo tempo c’è subito una punizione pericolosa al limite per il Parabiago con Capitan Minoggio alla battuta: palla a giro fantastica che trova la traversa all’incrocio dei pali!

Al 9 minuto della ripresa, arriva il gol del vantaggio per il Vanzago: il centravanti avversario viene ben lanciato sulla corsa e in percussione solitaria si trova a tu per tu con Lella, incrocia e non sbaglia la rete dello 0-1!

Il Parabiago risente del gol subito e non riesce più a costruire come nei minuti precedenti, solo lanci lunghi di facile lettura per la difesa avversaria.

Al 24’ arriva il gol del solito Sacchi: calcio d’angolo con palla allontanata dalla difesa su cui si fionda Venuto, il tiro da lontano rimane basso ed è appunto il nostro capocannoniere Sacchi a metterci il piede per “gonfiare la rete”. (Gianmaria Sacchi a fine partita ha dedicato questo importante e fondamentale gol a sua figlia Giulia perché alcuni “pseudo tifosi avversari” l’hanno fatta piangere in tribuna per gli insulti gratuiti “piovuti” sul campo al papà Gianmaria: ricordiamo che prima dei gol ci vuole rispetto per le persone! Inoltre, Gianmaria ha anche dedicato il gol a tutti i suoi compagni di squadra, un gruppo meraviglioso e compatto come li ha definiti lui stesso, come al solito “chapeau” a Gianmaria che si dimostra sempre un vero campione dentro e fuori dal campo!).

E’ il gol del pareggio, il gol che ci consente di passare il turno! Segnato dall’ormai indescrivibile Gianmaria Sacchi che viene “sotto la curva” per festeggiare il suo 31° gol stagionale!

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Al 28esimo minuto, il Vanzago va in gol: palla ribattuta fuori area e tiro secco che batte Lella… ma l’arbitro annulla il gol perché davanti al nostro portiere c’erano alcuni giocatori in fuorigioco impendendo la visuale al nostro portierone.

La partita dopo questa decisione arbitrale, diventa veramente incandescente… con l’allenatore avversario che viene allontanato dal campo dal direttore di gara per proteste!

Il gioco, a questo punto, diventa molto caotico: con il Vanzago che a testa bassa cerca il gol del vantaggio e il Parabiago che in maniera ordinata si difende cercando l’offensiva in contropiede dove troviamo delle buone occasioni senza però la freddezza per insaccare.

Quando ormai sembra che il match stia volgendo al termine con il risultato di parità, è una leggerezza incredibile della difesa del Vanzago che premia il cinismo di Angelo Vacalebbre, entrato nel secondo tempo, che ruba il pallone e si invola verso la porta per il 2-1!!!

Dopo pochissimi minuti di recupero… è festa per i colori granata!!!

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  • – Commento Finale

Passiamo con fatica e tensione questo secondo turno di play-off: ma si sa che nelle partite singole, c’è sempre da soffrire!

Complimenti al Real Vanzaghese Mantegazza: ottima squadra e che ci ha messo in difficoltà!

Grandissima prestazione di tutti i nostri ragazzi, che con umiltà hanno recuperato una partita che si è messa in salita dopo pochi minuti del secondo tempo.

Menzione super particolare per Mister Rocco Crippa che nel secondo tempo con i suoi cambi (Venuto per La Greca e Vacalebbre per Sacchi), ha cambiato lo scacchiere in campo e il Parabiago è riuscito a “riacciuffare” il risultato e vincere, ma soprattutto passare questo primo gradino dei play-off!

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Oggi parlare del singolo è difficilissimo: abbiamo visto una squadra unita con tutti i suoi componenti (sia chi era nel rettangolo di gioco, in panchina o sulla tribuna per incitare i compagni) “stretti” per arrivare al risultato finale! Complimenti vivissimi a tutti questi ragazzi!!!

Ora si va al 3° turno di play-off, dove c’è l’andata e il ritorno (domenica 20 maggio l’andata e mercoledì 23 maggio il ritorno): il nostro avversario è il Vigevano Calcio 1921…. Però rimanete “sintonizzati” sul nostro sito o sulle nostre pagine Social per conoscere tutti i dettagli!

Concludendo… ancora complimenti a tutti i ragazzi per queste belle emozioni! A tutto lo staff tecnico e dirigenziale… e per finire… quando si canta “Pino ale, Pino alè… tutti insieme noi cantiam Pino alè”… è vittoria!!!


PLAY – OFF  secondo turno:
F.C. Parabiago – Real Vanzaghese M. : 2 – 1


Cronaca di: M. A.
Corrispondente dal campo: Marco Di Bello
Immagini di Monica Galli

 

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1^ Squadra PLAY OFF

« E’ UN REAL PLAYOFF  »

Sarà  Parabiago –  Real Vanzaghese M., la sfida nel secondo turno di  play-off  del girone N. Questo il verdetto scaturito al termine della partita del primo turno e che ha visto la Real Vanzaghese Mantegazza avere la meglio sulla Marcallese  con il risultato finale di due reti a uno. 

ORA TOCCA A NOI !

La data segnata in rosso nel calendario è domenica 13 maggio, quando alle ore 16 sul “tappeto” del Ferrario scenderanno in campo la nostra “prima” e la Real Vanzaghese M.

“Questa secondo turno di  playoff sarà una grande festa per noi, per questa squadra e per questa società e io credo che lo sarà per tutti coloro che varcheranno le soglie del “Libero Ferrario” – commenta il presidente , Stefano Tunesi –. Speriamo che il risultato ci porti a disputare il terzo turno, obbiettivo alla nostra portata visto come è andata la stagione e affidandoci alla qualità e alla esperienza del gruppo guidato da mister Crippa .

Sarà uno scontro difficile, come d’altronde lo  sono i playoff, con la consapevolezza che a disposizione dei Granata ci saranno due risultati utili su tre.

Appuntamento quindi allo Stadio di Viale Marconi per sostenere la squadra e premiare i risultati fin qui raggiunti.

STADIO “LIBERO FERRARIO “

Entrata viale Marconi 38 PARABIAGO

G.S

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Intervista

« IL GOL NEL DNA: GIANMARIA SACCHI »

Nell’ultima partita di campionato della Regular Season ha raggiunto la quota di 30 gol, oltre 400 totali in partite ufficiali: si, stiamo parlando proprio del nostro bomber Gianmaria Sacchi!
A suon di gol e di prestazione superlative ha preso per mano il Parabiago e lo ha portato “in alta quota” in classifica.
In ogni partita ci ha regalato qualcosa di magico, qualcosa di speciale, di straordinario, di impagabile…
Come è impagabile vederlo esultare dopo un gol: esattamente come i bambini delle scuole calcio…
Ma Gianmaria Sacchi, oltre ad essere il nostro capocannoniere, il nostro bomber, colui che ha segnato in questa stagione due gol in rovesciata, è anche un grande esempio di calciatore.
Abbiamo utilizzato innumerevoli aggettivi per descriverlo: ma chi meglio di Gianmaria Sacchi può raccontare Gianmaria Sacchi?

Ci accoglie gentilmente nel “suo ambiente ideale”, ovvero a bordo campo del “Libero Ferrario”, alla fine dell’allenamento, con “i ferri del mestiere” in mano (le sue “magiche” scarpette nere).
Sentirlo e “vederlo” parlare di calcio, gli si illuminano gli occhi: Gianmaria sulla carta d’identità ha 46 anni, ma quando parla del “giuoco del calcio” ha una età indefinita, nell’anima è ancora quel giovane calciatore che non vede l’ora di entrare in campo e segnare un gol.
In questa nostra chiacchierata, si è anche confermato per l’ennesima volta anche una grande persona con un’alta statura morale, un vero esempio di uomo di sport e di calciatore, un vero spot per il calcio moderno che vede polemiche infinite e poca obiettività.
Passione, divertimento, voglia, entusiasmo, lavoro, allenamento, sono state le parole più usate: parole non a caso tanto per dire, ma parole che vengono dal cuore e dalla testa di un grande uomo, un grande calciatore.

Partiamo dai 30 gol: ti aspettavi di raggiungere questo score quest’anno?
No, sicuramente no, 30 gol sono veramente tanti, anche perché gli anni passano e il fisico si “usura”, pensavo di farne almeno 15 gol, cioè restare sulla cifra dello scorso anno dove ho realizzato 18 gol. Però, è stata una stagione dove mi sono preparato benissimo durante l’estate quindi i risultati si sono visti. Inoltre, quest’anno è una di quelle stagioni, che agli attaccanti capitano, dove appena tocchi il pallone lo butti dentro. E’ stata un’annata agonistica veramente magica!

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L’importanza dell’allenamento? Come si arriva a 46 anni ed essere ancora la “punta di diamante” di una squadra?
L’allenamento è la cosa più importante, però, lo devi “dosare”: non fare tutto ciò che fa il gruppo ma gestirti e prepararti su determinate cose. La prima è sulla forza, che con il passare degli anni, viene a mancare, e magari fare un allenamento in più specifico, però poi non bisogna dimenticare la vita sana, l’alimentazione e non bisogna dimenticare il riposo. Ci sono tante componenti che ti fanno stare bene.

Come è il tuo rapporto con Mister Crippa: ti consideri un allenatore “in campo”?
C’è un grandissimo rapporto: ci conosciamo da qualche anno. Mister Crippa è un allenatore di almeno due categorie superiori, è un allenatore che sa di calcio e quando parlo con lui “parlo la sua stessa lingua”. E’ un allenatore che in questa categoria è un lusso: ha fatto veramente la differenza e da quando è arrivato ci ha dato un gioco e i risultati si vedono e chi ci viene a vedere, ravvisa che il Parabiago è una squadra che gioca. Poi è chiaro che in campo do una mano, con consigli e suggerimenti ai miei compagni, ma parliamo sempre di consigli.

Altri segreti per rimanere “concorrenziali” alla tua età?
La cosa importante è divertirsi: divertirsi, alla mia età, con ragazzi che magari hanno 20 anni meno di me e, quindi, rimanere “giovani con la testa”, rimanere giovani con lo spirito, e poi, la voglia, la passione, però prima di tutto direi divertirsi, con loro, perché magari ti trovi a giocare con ragazzi che potrebbero essere veramente miei figli. Diciamo la voglia, la passione e il divertimento.

Parlami dei tuoi compagni di squadra…
Dall’anno scorso si è formato un bel gruppo che ho trovato poche volte in 30 anni e passa di carriera: un gruppo di persone speciali, serie, di professionisti e di ragazzi d’oro. Oltre agli allenamenti, passiamo ore sul nostro gruppo di WhatsApp, c’è una grossa voglia di stare assieme. Inoltre, con molti di loro è nata una vera e propria amicizia che va al di là del calcio… e tutto questo “aiuta” in campo.

Ti abbiamo visto visibilmente commosso durante la premiazione come “esempio di grande calciatore” di qualche giorno fa: cosa rappresenta per te questo premio?
E’ stata una festa che mi ha dato veramente tanto perché vedi ripagato il tuo lavoro e i tuoi sforzi. Senti che hai fatto qualcosa di buono e che è stato apprezzato. Inoltre, il fatto di vedere che la gente considera la voglia e l’energia che ci metti in campo è una cosa che mi ha fatto tantissimo piacere e da lì ho ripensato a tutti i ricordi negli anni, ho rivisto il film della mia carriera e chiaramente un po’ mi sono emozionato.

Parabiago ultima squadra?
Penso proprio di sì, non penso a 46 anni di volere cambiare gruppo e cambiare spogliatoio.
Devo dire che finire qui la carriera a Parabiago è la cosa più bella che mi poteva capitare, a volte ci sono giocatori che finiscono e smettono anche perché l’ultimo anno si trovano male e perdono la passione, la voglia e l’entusiasmo.
Qui mi si sta allungando la carriera perché è una società “vecchia maniera”, una società di gente seria, con persone molto competenti, dal Presidente Stefano Tunesi al Direttore Sportivo Francesco Di Bello e tutti i componenti dell’organigramma. E’ società che sta facendo grandi cose anche, e soprattutto, nel settore giovanile… e poi avere uno stadio stupendo come il “Libero Ferrario”… e organizzati come siamo noi, è una cosa da categoria superiore.
Certo poi nessuno può dirlo, ma penso proprio che è la mia ultima squadra con cui chiuderò la mia lunga carriera.

Vediamo che durante le partite (amichevoli, allenamento o campionato), la concentrazione è sempre la stessa
E’ sempre la stessa perché nelle amichevoli o in allenamento ti conquisti il posto, il mio segreto è sempre stato di non sentirmi titolare, di sentirmi sempre sotto giudizio, in discussione: è quello che ti fa fare sempre bene!
Nel calcio, il mercoledì bisogna subito pensare alla domenica successiva, perché i gol realizzati sono già dimenticati, non contano più niente.

Il bello del calcio è che la domenica dopo ti dà la possibilità di rifarti, ma può darti anche “gli schiaffi in faccia”, perché magari hai giocato con sufficienza e non hai preso palla, mentre la domenica precedente hai fatto 3 gol…
Diciamo che sentirsi sempre in discussione aiuta tanto.

Il gol più bello della stagione… e quello in questa “breve” carriera…
Il gol più bello della stagione penso che sia stato quello in mezza rovesciata qui al “Libero Ferrario” contro lo Sporting Abbiategrasso (finita 2-0 per il Parabiago NdR), e in carriera uno ad Abbiategrasso sempre in rovesciata appena dentro l’area di rigore.

Ti abbiamo paragonato nelle nostre cronache, durante l’esultanza di un gol, come un bambino della scuola calcio… ti senti tale?
Si, il gol per me è tutto: il gol è una gioia indescrivibile, è una cosa che ti dà una adrenalina incredibile, quando faccio gol, qualunque gol sia, impazzisco di gioia perché per un attaccante fare gol è veramente tutto! Puoi giocare bene, puoi essere una punta che gioca tanto per la squadra, però quando fai gol hai completato la tua opera!

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Sappiamo che hai iniziato a sei anni: cosa pensi quando vedi i piccoli giocatori nei campi limitrofi a quello della Prima Squadra?
Quando sei bambino, fare una partita di allenamento o una amichevole, in uno stadio vero come il nostro, ti sembra di giocare la partita più importante della tua vita. I bambini danno un valore diverso alle partite, quindi per loro, e lo era anche per me, è una grossissima emozione giocare, anche perché c’è il pubblico e vengono anche i genitori a vederti, dunque ti sembra di giocare la finale dei mondiali!
Io spero che tra i bambini della nostra scuola calcio, ci siano bambini che abbiano voglia di fare come me, che amano il calcio e non vedono l’ora di arrivare all’allenamento e che il giorno dell’allenamento sono più contenti del giorno dove non c’è l’allenamento… come succedeva a me. Vorrei che avessero questa grande voglia perché è un divertimento.

Abbiamo letto che ti senti di assomigliare a Pippo Inzaghi: ma chi è stato il tuo idolo da bambino?
Non ho mai tifato nessuna squadra, però guardavo tutti gli attaccanti, guardavo chi faceva gol perché il gol, fin da piccolo, è una cosa che ho nel sangue.
Guardavo gli attaccanti, guardavo come si muovevano, cosa facevano e anche adesso guardo tantissime partite, vado a vedere partite di tutte le categorie e guardo sempre gli attaccanti.
Poi se dovessi fare un paragone con me, è chiaro che Pippo Inzaghi è un attaccante a cui assomiglio molto perché era un giocatore che in area di rigore era letale, era un attaccante che viveva per il gol come lo vivo io: quando lo vedevo esultare per un gol, mi rivedevo in lui.
Prima di Inzaghi ricordo attaccanti come Paolo Rossi e Giuseppe Galderisi. Uomini d’area, a me piace l’uomo d’area. Adesso sono cambiati gli attaccanti: punte più fisiche e molte squadre giocano con il “falso nove”. Molte squadre giocano con attaccanti che “girano” molto più lontani dall’area di rigore e magari vivono meno per il gol.
Il calcio è un po’ cambiato, adesso si gioca in una maniera molto più fisica, meno tecnica di prima.

Ci racconti brevemente la tua carriera calcistica
Ho iniziato all’Iris di Milano a sei anni e sono rimasto lì per 13 anni. Poi sono andato a Baranzate due anni in Prima Categoria, poi a Novate e abbiamo subito vinto e siamo andati in Promozione, ho fatto tre anni in Promozione, poi l’Eccellenza per due anni. Dopodiché sono andato a Turate in Eccellenza, Verbano in Eccellenza, poi sono tornato a Novate in Promozione, poi Magenta, Cairate, Accademia Pavese, Bareggio, Settimo… diciamo che avrò girato dodici-quindici squadre in 27 anni di carriera.

Come mai un giocatore come te non è mai arrivato nei professionisti o semi-professionisti?
Perché non basta fare gol per andare in categorie superiori, bisogna avere delle doti fisiche che io non avevo. Bisogna essere onesti nel calcio, bisogna essere realisti. 400 e passa gol sono anche tanti, sono 15-16 gol a stagione, ma purtroppo non bastano…
Forse potevo ambire a una categoria superiore, la serie D, ma comunque non è sufficiente fare solo gol…  Se sei veramente forte prima o poi qualcuno ti nota, è impossibile passare inosservati… (Con questa dichiarazione, siamo rimasti veramente stupiti, ha dimostrato la grandezza dell’uomo e del calciatore! Anche se, secondo noi, un giocatore come Gianmaria Sacchi poteva mirare anche a categorie professionistiche! NdR).

Una cosa che vuoi dire, ma non ti hanno mai chiesto
Penso che mi abbiano chiesto veramente tutto… (Gianmaria a questa domanda ci mostra un sorriso, come se avesse segnato un gol! NdR).
Il calcio è la mia vita, è una gioia immensa… mi piace sapere che la gente apprezza questa mia grande passione!

Gianmaria Sacchi in privato?
Sposato e ho una stupenda bambina… In casa vivo per il calcio, parlo di calcio, guardo partite… vivo per il calcio!

Ringraziamo Gianmaria per questa chiacchierata e speriamo di vederlo ancora tantissime volte esultare per un gol come solo lui sa fare!

M.A.

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Al “Libero Ferrario”

 

« SABATO SPORTIVO »

Due importanti eventi calcistici  andranno in scena al “Libero Ferrario”  in questo primo sabato di maggio, a partire dalle ore 15 il nostro accogliente centro  sara pronto ad accogliere gli appassionati per tifare la propria squadra e per disputare il terzo tempo al bar del Gallo.

In dettaglio ecco gli appuntamenti di Sabato :

– Ore 15:00 

La nostra Prima Squadra dopo l’ottima  conclusione  della regular season di campionato, si prepara per l’incontro di Playoff in programma domenica 13 maggio affrontando in un incontro amichevole la Lentatese, formazione che ha appena terminato il campionato di Promozione ottenendo un buon ottavo posto  nel girone A.

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– Ore 18:00 

Il Parabiago Football e lieto di ospitare presso il proprio centro sportivo un importante evento calcistico regionale.

Organizzato dal Comitato Regionale della Lombardia e con la collaborazione del  Parabiago Football Club, sul ottimo rettangolo centrale  in erba sintetica del “Libero Ferrario” si sfideranno per accedere alla finale del titolo Regionale Juniores “A”  la formazione del Accademia Calcio Vittuone contro la Polisportiva Fenegrò.

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Nel augurare che sia un emozionante Sabato calcistico ricordiamo che l’entrata per il pubblico è posta presso i cancelli di viale Marconi 39.

M.A.