Le nostre interviste

parabiago-calcio-andrea-tunesi-intervista Intervista Scritto il 18 luglio 2018

ANDREA TUNESI:

«ENTUSIASMO CONTAGIOSO »

La nuova stagione 2018/2019 per la Juniores Under 19 dell’F.C. Parabiago ripartirà, da agosto, con il confermatissimo Mister Andrea Tunesi.

Nella stagione appena passata, lo abbiamo spesso citato nelle cronache delle partite sul nostro sito, sia perché è il “condottiero” e “anima” di questa squadra, sia perché con alcune sue “intuizioni” (alla pari delle giocate in campo dei suoi giocatori) è riuscito “a mettere immediatamente a posto” alcune situazioni di gioco.

Andrea Tunesi ha iniziato a giocare, sempre come portiere, nell’ormai lontano 1982 e ha smesso dopo oltre 35 anni, nella stagione 2016/2017.

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Dalla stagione 2017/2018, la stagione scorsa, è diventato allenatore, appunto, della Juniores… ma anche senza una esperienza diretta, due anni prima aveva preso il patentino UEFA Grassroots C Licence, cioè allenatore per giovani calciatori, e quest’anno ha completato la sua “formazione” prendendo il patentino UEFA B (allenatore di tutte le squadre dilettantistiche): dunque un allenatore con una base solida come formazione e una vasta “esperienza” da n.1.

Sicuramente la seguente citazione dedicata ai portieri, “calza” alla perfezione per Mister Andrea Tunesi: “Il portiere è un mestiere per uomini forti. Bisogna avere un carattere sicuro, un’abitudine non annoiata ai propri pensieri. Bisogna saper guidare chi gioca davanti a te, intimorire chi tira verso la tua porta. Bisogna essere capaci, psicologicamente, di discese ardite e di risalite. Bisogna avere una visione consapevole del proprio ruolo. Perché il calcio, gioco fatto spesso di poeti e di prosatori, ha bisogno anche di filosofi. Di persone cioè capaci di riconoscere che il loro dovere è essere infallibili e capaci di dare una risposta alla coscienza di non poterlo essere. Il portiere è davvero il numero uno”. (Walter Veltroni)

Dunque, l’esperienza di “guidare chi gioca davanti”, e di essere “capaci psicologicamente” e di “essere consapevole del proprio ruolo” è stata sicuramente una “esperienza sul campo” per il ruolo che oggi ricopre.

Nella breve intervista che ci ha rilasciato, Andrea Tunesi ci ha mostrato più volte di “stare con i piedi per terra” e una grandissima “umiltà”, mettendosi sempre in discussione e cercare di fare di più per i ragazzi e per la società oltre che, naturalmente, migliorarsi.

Due cose ci hanno colpito maggiormente: il grandissimo entusiasmo nell’essere allenatore e il desiderio di trasmettere a “suoi” ragazzi la “voglia di giocare a calcio”.

Mentalità, sicuramente, di chi ama veramente e profondamente questo bellissimo sport!

Il bilancio del primo anno come allenatore è sicuramente molto positivo, dopo un avvio abbastanza “travagliato”, la seconda parte del campionato ha visto una squadra con una identità ben definita, con moltissimi risultati positivi (di cui 8 consecutivi) e giocando alla pari (e, a tratti, anche in maniera superiore) delle prime in classifica.

Il massimo del bel gioco, e conseguentemente dei risultati, si è avuto durante i tornei estivi, vincendo il prestigioso “Arluno Challenge Cup 2018” e facendo bella figura al famoso torneo InterCIL, riservato alla sola categoria Juniores.

Come è stato questo primo anno di allenatore?

Quando ho smesso di giocare, pensavo di non resistere al “richiamo del campo”… Poi quando ho iniziato ad allenare… devo dire che è stata una bella esperienza, grazie anche alla società che mi ha dato la possibilità di fare…
All’inizio dell’anno agonistico è stato faticoso perché eravamo tanti e nuovi, forse eravamo quasi in 30… una rosa ampissima, questo perché non sapevamo se c’erano dietro il 2001 (squadra alla fine allestita dell’F.C. Parabiago NdR)…
Dunque, è stata una situazione complessa… diciamo che c’è stata un po’ una selezione anche naturale.
Prima parte del campionato molto difficile, ricordo i pochi punti raccolti nelle prime partite e… mi è venuto un momento di sconforto, volevo mollare lì…
Poi, fortunatamente, a dicembre ci siamo rinforzati con nuovi acquisti e abbiamo fatto un discreto girone di ritorno.
Infine, alla fine del campionato, nei tornei, soprattutto, l’inserimento dei 2001 ha aiutato tantissimo perché tanti ragazzi, secondo me, non avevano più voglia, avevano già mollato da tempo, mentre subentrando i 2001 con tanta voglia di farsi vedere hanno contribuito parecchio, quindi sono sicuro che l’ingresso di forze nuove anche per la prossima stagione sia utilissima, poi starà a me tenere tutti un attimino sul “filo del rasoio”..
Quello che posso dire è che mi è piaciuto lavorare con i ragazzi perché, comunque, c’è sempre stata abbastanza presenza, c’è stata voglia e la cosa mi è piaciuta…

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Come è allenare ragazzi di diversa età?

Devo dire che ho trovato dei bravi ragazzi… sicuramente il mondo è cambiato, sono cambiate le priorità, e, rispetto alla mia generazione, sono un po’ più “frivoli”… ecco, uno dei miei obiettivi è quello di fargli “capire” cosa vuol dire “giocare a calcio”…
Poi per il resto nessun tipo di problemi anche se hanno età diverse.

Quando giocavi eri molto “sanguigno” mentre ora in panchina sei tranquillo

Quando giocavo gli allenatori agitati mi agitavano di più, mentre gli allenatori tranquilli mi mettevano un po’ di tranquillità…
Io sono tranquillo perché sono sicuro che anche se grido in campo non mi sentono, magari mi sentono ma è difficile realizzare quello che gli dici, è difficile quando uno gioca e, presumo, che sia concentrato al 100% fargli capre quello che vuoi proporgli, preferisco farli giocare tranquillamente, parlargli tra il primo e secondo tempo, parlargli dopo la partita, parlagli il lunedì.
Anche perché li vedo tre giorni a settimana non penso che gli serva il trequarti d’ora di discorso prima della partita o dirgli in campo cosa devono fare, lo sanno … Poi se in quel momento lì non lo stanno facendo bene, cerco di correggere le cose in altra maniera piuttosto che “sbraitare” in campo …
Mi piace che i miei ragazzi giochino con tranquillità senza pressioni addosso…
Io non sono quello che dice: “vai sul fondo, crossa, tira e passa”.. noi durante la settimana prepariamo delle cose, prepariamo delle alternative che loro sanno, poi sul campo scendono loro, non gioco alla “playstation in campo” anche perché non crescono, ed è giusto che crescano

Quest’anno molti tuoi ragazzi sono saliti con la Prima Squadra

Molti hanno fatto “avanti” e “indietro”… Ci sono stati dei ‘99 che sono “saliti” anche in maniera definitiva e alcuni 2000 si sono allenati regolarmente con la Prima Squadra e hanno giocato anche qualche amichevole con loro…
Comunque, molta soddisfazione da parte mia!
Sicuramente giocare con la Prima Squadra aiuta i ragazzi: prima di tutto per capire certe dinamiche, e vedere poi un atleta come Gianmaria Sacchi che non manca ad un allenamento, ti fa capire cosa vuol dire in realtà giocare a calcio..
Poi, comunque, la qualità della Prima Squadra è alta, infatti quando facciamo le amichevoli il giovedì spesso lo vedi … Allenarsi con loro fa solo bene perché ti alleni con gente con un livello tecnico attualmente più alto della Juniores, senza togliere nulla alla Juniores…Comunque nella Juniores c’è gente che ha le potenzialità per diventare un ottimo giocatore…tantissimi devono solo crederci, il problema di questa età qua è crederci…

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Prospettive per il prossimo anno agonistico?

Sicuramente fare meglio di quest’anno, ci sono un sacco di elementi validi in più che ci possono dare una grossa mano…
Naturalmente, mi piacerebbe vincere… per i ragazzi, per la società, per me… ma lo so che è difficile, ci sono tante squadre valide.

Abbiamo notato che “leggi immediatamente e molto bene le partite” e riesci a “cambiare in corsa”…

Mi sembra di capire in tempo cosa non funziona… poi magari non sempre faccio la mossa giusta (anche se seguendo le partite è sempre riuscito a trovare la soluzione adeguata NdR).
Cambio perché non voglio che il ragazzo vada in difficoltà, se vedo che un ragazzo in quel momento fa fatica non mi va di insistere continuando a lasciarlo lì. Primo perché è frustante per lui e secondo perché è negativo per la squadra, quindi visto che comunque c’è la possibilità usare gli 11 in campo in maniera diversa (posizioni, moduli o tattiche)… si cambia…

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Il modulo tattico d’inizio partita della Juniores è uguale a quello della Prima Squadra

Il 352 è la mia configurazione preferita… Poi però vedo i ragazzi che ho a disposizione, come stanno, e poi decido come giocare al sabato… Però, come appena detto, durante la partita, vario o modifico l’assetto tattico a secondo delle esigenze…
Con Mister Rocco Crippa (allenatore della Prima Squadra) c’è molta collaborazione, facciamo le amichevoli tutti i giovedì, come detto precedentemente, facciamo in modo che alcuni ragazzi della Juniores si allenino con la Prima Squadra… si c’è molta collaborazione… poi parliamo spesso, ad esempio, è venuto a vedere i ragazzi del 2001, poi è uno che dispensa consigli con la sua esperienza…

Visto che “vivi” molto la società Parabiago, perché secondo te un ragazzo deve giocare qui?

Penso che Parabiago sia un ambiente dove il ragazzo si possa sentirsi a casa sua, vedo bambini arrivare qua con tanta voglia di giocare a calcio, quindi vuol dire che si trovano bene, e se si trovano bene vuol dire che la società ha raggiunto il suo obiettivo.
Ho visto dei bambini, al sabato, piangere perché finivano le partite e questo vuol dire che stai bene e vuoi ancora restare sul campo di gioco… quindi penso che l’obiettivo è quello… penso che si trovino bene perché è un ambiente che mette sicurezza, innanzitutto ai genitori, fondamentale mettere sicurezza ai genitori, per mettere in sicurezza i genitori vuol dire che è una società strutturata per poterlo fare, quindi, i genitori non si sentono abbandonati e dunque i bambini si sentono bene, e questo è merito di tutti i collaboratori che sono dentro all’FC Parabiago che hanno strutturato la cosa bene, scegliendo allenatori competenti che possono anche garantire qualità e vedere un bambino contento conseguentemente il genitore è contento anche lui…

Una domanda che non ti abbiamo fatto?

Andrea pensa per un po’ alla risposta.. e ci dice: “Perché non hai smesso prima di giocare e non hai fatto dunque prima l’allenatore?” … rimaniamo anche noi un attimo “stupiti” di questa cosa…  la risposta è: “Dovevo farlo !”…
Una risposta da grande appassionato di calcio, che ora ha scoperto anche il “fascino” di allenare e di dare il suo contributo alla crescita dei suoi ragazzi!

M.A.

 

parabiago-calcio-venuti Intervista Scritto il 6 luglio 2018
ROBERTO VENUTI:

«CREARE UN PERCORSO IDEALE PER I RAGAZZI »

Presentato ufficialmente pochi giorni fa, Roberto Venuti neo Direttore Tecnico del Settore Pre Agonistico, è già al lavoro in questi primi giorni di luglio per allestire la nuova stagione dell’attività di Base dell’F.C. Parabiago.

L’inserimento di Roberto Venuti, assieme all’altra new entry, Giovanni Di Bello, è un chiaro ed inequivocabile segnale che l’F.C. Parabiago vuole puntare forte sul proprio Settore Giovanile.

Il Presidente, Stefano Tunesi, durante la Festa della Mascotte Paragallo, oltre tre mesi fa (fine aprile), aveva anticipato ”le linee guida” della società da lui presediuta: “Il Parabiago crede fortemente nei giovani, nei giovani calciatori e nel settore giovanile….
Parlando appunto di settore giovanile, abbiamo in serbo numerose novità per il prossimo anno calcistico…
Stiamo inserendo nuove figure dirigenziali, figure importanti, persone capaci con spessore e grossa esperienza nel settore giovanile, questo perché vogliamo fortemente migliorare e fare un salto di qualità.”

parabiago-calcio-venutiRoberto Venuti, come detto precedentemente, assieme a Giovanni Di Bello, è una delle figure importanti, di grossa esperienze e di spessore, inserite nel nuovo organigramma dello Staff Dirigenziale del Settore Giovanile dell’F.C. Parabiago.

Roberto Venuti ha iniziato a giocare a calcio fin da piccolo, fino ad arrivare alle soglie della categoria professionistica C2 (oggi denominata, dopo le varie riforme, Lega Pro).

Finita la carriera da calciatore, ha intrapreso la carriera di allenatore, cominciando dai piccoli amici, pulcini, esordienti, allievi, sempre e soltanto settore giovanile, perché come ci ha affermato Roberto: “a me piace allenare il settore giovanile, e non ho avuto esperienze con prime squadre perché non è un mio obiettivo”.

Roberto Venuti ha allenato in quasi tutte le società qui intorno, dalla Castellanzese, al Legnano, Nervianese, ex Roncalli (oggi Academy Legnano NdR), alla Poglianese e ultimo alla Mocchetti di San Vittore Olona.

Roberto, ora questa nuova avventura all’F.C. Parabiago

Nuova sfida col Parabiago: farò sempre l’allenatore della categoria 2005 che in questa nuova stagione 2018/2019 affronterà la categoria Giovanissimi, quindi entrerà nella fase agonistica e, inoltre, sarò il Responsabile Tecnico dell’Attività di Base (Pre Agonistica).
Il mio obiettivo in questo secondo ruolo, sarà quello di costruire un gruppo di allenatori di qualità, perché una società che vuole crescere deve partire da degli istruttori/allenatori qualificati che sappiano fare un ottimo lavoro con i ragazzi e fornire un servizio di qualità che i ragazzi meritano e che i genitori cercano: nel senso che il bambino deve venire a giocare a Parabiago e trovare le condizioni ideali per crescere sia tecnicamente, sia fisicamente, ma anche preparare le basi per essere un uomo del futuro dal punto di vista morale.
Quindi una società che vuole fare un salto di qualità, come ha detto il Presidente, deve avvalersi di istruttori capaci.
Io, naturalmente, in qualità di Responsabile Tecnico, cercherò, oltre ad instaurare con tutti gli allenatori un rapporto di fiducia, insieme a loro, di trovare un percorso ideale per questi ragazzi, come dicevo prima, sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista fisico, ma anche dal punto di vista morale dettando delle regole che possano insegnare a tutti a stare in un gruppo, a rispettare tutte le persone che circolano intorno al gruppo squadra, vale a dire dirigenti, avversari, allenatore, altri allenatori, e il rispetto per le regole, insomma, oltre alla crescita calcistica, puntiamo anche alla crescita morale e umana dei bambini.
Bisogna far capire che chi indossa la maglia del Parabiago, porta in giro, comunque, l’immagine della società e oltre a fare, speriamo, una egregia figura in campo dal punto di vista tecnico, tutti i componenti della squadra, dall’allenatore, ai dirigenti, fino ai giocatori, devono mantenere un comportamento che sia adeguato.
Il nostro fine è quello che i bambini, nel loro futuro (che sia in campo o lontano dai campi di gioco), devono trarre beneficio da quello che hanno passato da bambini, per trovarsi pronti in qualsiasi situazione, per diventare, come ho detto sopra, degli uomini del futuro.

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Nel ruolo di Direttore Tecnico, collaborerai con Alberto Longoni, Direttore Sportivo dell’Attività di Base

Si, collaborerò a stretto contatto con Alberto. Io mi occuperò, soprattutto, per ciò che si verificherà “nel rettangolo di gioco”, sia durante gli allenamenti che durante le “partite”, nel senso cercherò di dare delle linee guida, sempre in accordo con gli istruttori, per come svolgere l’allenamento, per come comportarsi con i bambini sia durante gli allenamenti che durante le partite.
Alberto Longoni, invece, si occuperà di tutto il resto, e anche dell’organizzazione e collaborerà anche con la segreteria.

Come hai detto precedentemente, l’obiettivo che il Parabiago si pone è la crescita dei ragazzi, ma spesso tutti guardano alla “classifica” o al risultato…

Innanzitutto, nel settore pre agonistico, non esiste una classifica “ufficiale”
Le “classifiche” le fanno i giornali, per la federazione non esiste una vera e propria “classifica”…
Dopodiché, per la federazione, la partita dà un risultato finale per ogni tempo giocato, e si prende un punto se si vince o pareggia il tempo e 0 punti se si perde: ma questi “punteggi” servono solo alla federazione per poi rifare il girone estivo con squadre più “equilibrate”, mettere nel nuovo girone, squadre con più o meno lo stesso livello.. ecco cosa servono i punteggi…
Questo anche perché da regolamento della federazione, tutti bambini che partecipano alla partita del sabato, devono giocare almeno un tempo, dei tre stabiliti

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Facciamo un esempio pratico: se la squadra A nel primo tempo vince 3-0 sulla squadra B, nel secondo tempo la squadra A perde 0-1 sulla squadra B e nel terzo tempo finisce 0-0… la partita per l’attività di base ha come risultato finale 2-2, e ogni squadra prende 2 punti… e non come nel settore agonistico o come siamo abituati a leggere 3-1 per la squadra A!
Parlando di risultati sul campo, il risultato è spesso lo specchio di quello che succede in settimana, però bisogna avere, comunque, una visione un po’ più globale di quello che succede, quindi non si valuta solo ed esclusivamente il risultato, ma si valutano i bambini, se da quando hanno cominciato fino al primo step, hanno avuto una crescita, poi è chiaro che se incontrano una squadra di qualità superiore si può anche perdere, però, soprattutto, bisogna vedere il bambino da dove è partito e dove è arrivato tecnicamente, fisicamente, anche psicologicamente, caratterialmente, bisogna valutare tutte queste cose… se ci si limita a vedere soltanto o solo il risultato, si ha comunque una visione abbastanza limitata, cercheremo di spiegare questo ai genitori che spesso, devo dire, hanno una visione “parziale” soprattutto perché guardano il risultato ed esclusivamente il risultato. C’è anche una visione opposta: la squadra che vince sempre, non è detto che stia facendo una crescita che ci si aspetta perché magari vedendola esprimersi dobbiamo giudicare non solo il risultato, in questo caso soddisfacente, ma vedere se la squadra sta effettivamente crescendo oppure se sta incontrando degli avversari, diciamo, tecnicamente inferiori, quindi ha gioco facile…

Hai accennato prima ai genitori, che rapporto avrai con loro?

Il Parabiago vuole essere una delle poche squadre che non “a parole” o “a colpi di slogan”, vuole un dialogo continuo con tutti i componenti della squadra, dunque anche i genitori.
Ad inizio anno si spiegheranno gli obiettivi della squadra con delle verifiche periodiche per capire e spiegare determinate cose.
Durante l’anno si faranno delle riunione periodiche con tutte le componenti della squadra, dunque coinvolgendo i genitori: avere un confronto è importante, perché secondo me dal confronto, se è corretto, si possono trovare degli spunti per migliorare le cose, sicuramente. Anche sentendo l’altra parte diciamo della medaglia, nel senso anche chi sta fuori dal campo, chi vede quello che succede può comunque dare dei suggerimenti che noi poi possiamo valutare.
In definitiva, vogliamo comunicare ciò che stiamo facendo…
Non ci limiteremo, come detto sopra, alla riunione di inizio anno… dove tutto è bello…
Ma la cosa “rivoluzionaria” per il calcio, e il Parabiago vuole fortemente questo cambiamento, è quella di avere un dialogo continuo con i genitori!

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Il genitore è una risorsa e non un peso, il genitore deve far parte della crescita del ragazzo…
La miglior condizione è la collaborazione tra l’allenatore e i genitori per, appunto, contribuire alla crescita del ragazzo. Lavorare assieme nei momenti di difficoltà, lavorare per farlo crescere, per tenerlo, comunque, “su di morale”, e nei momenti di troppa esaltazione, bisogna essere capaci di tenerlo con “i piedi per terra”, ovvero “mantenere un equilibrio”: non abbattersi troppo nei momenti di difficoltà, non esaltarsi troppo nei momenti di euforia. Sappiamo che il ragazzo vive questi momenti anche di “rendimento sul campo”, dove c’è un andamento di alti e bassi e noi, assieme ai genitori, dobbiamo fargli capire certe cose e dargli un certo equilibrio.
Io parlerò con i genitori per quanto riguarda quello che succede sul campo, e prenderò parte alle riunioni dei genitori, però parlerò soprattutto di campo, non parlerò della fase organizzativa o di tutto quello che viene al di fuori dal campo. Inoltre, se il genitore vuole indicazioni o delucidazioni su quanto verrà fatto con i bambini sul campo allora io sarò completamente a disposizione.

Se vuoi anche tu entrare in contatto con il Settore Giovanile non Agonistico (Attività di Base) puoi contattare il 342-082-0226, oppure inviare un e-mail a: segreteria@fcparabiago.com

M.A.

 

parabiago-calcio-francesco-di-bello Intervista Scritto il 27 giugno 2018

FRANCESCO DI BELLO:

«L’ESPERIENZA AL POTERE »

 E’ sicuramente uno dei Direttori Sportivi più apprezzati e conosciuti del mondo calcistico dilettantistico: stiamo parlando di Francesco Di Bello, dalla stagione 2016/2017 al Football Club Parabiago e si appresta ad iniziare, anche se “dietro le quinte” è già al lavoro da mesi, il suo terzo anno a Parabiago.

Quest’anno è stato il regista della costruzione della favolosa Prima Squadra del Parabiago che è arrivata seconda nel girone e che ora attende una “chiamata” dal Comitato Regionale della Lombardia per l’eventuale e sperato ripescaggio in Prima Categoria …

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Tuttavia, è indiscutibile il bel gioco espresso sul campo della Prima Squadra, grazie al lavoro di “costruzione tassello per tassello” del DS Francesco Di Bello.

Comunque, il buon operato di questa stagione (che è stato anche frutto della “semina” della stagione precedente), non si è fermata solo alla Prima Squadra, con la Juniores, dopo un inizio di campionato un po’ ”travagliato”, ma concluso in netta crescita e molto dignitosamente, è riuscita a vincere il prestigioso Arluno Challenge Cup 2018 e nella prima partita del famosissimo torneo InterCIL, dedicato solo alla Juniores, la squadra per oltre un’ora è stata letteralmente padrona del campo contro la squadra campione distrettuale…

Ma il lavoro di Francesco di Bello, non si è fermato solo nelle costruzione e gestione delle due squadre “più grandi” del Parabiago, è stato anche il promotore (portando uno dei 9 gironi di qualificazioni a Parabiago) e inserito, con merito, nell’eccelso comitato organizzatore del più prestigioso torneo per la categoria Juniores: il Torneo InterCIL- Memorial Bettinelli.

Già tutto questo, potrebbe far capire lo spessore e le grandi capacità del Direttore Sportivo Francesco Di Bello, ma ci sono altre sue grandi “operazioni” quest’anno per rendere la società Football Club Parabiago importante per la Delegazione di Legnano: ha portato a giocare al “Libero Ferrario” la semifinale di play-off Juniores Regionale A e una partita amichevole della Rappresentativa Provinciale Giovanissimi, senza poi parlare la sua collaborazione fattiva nell’organizzazione della Festa della nostra Mascotte

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(Francesco Di Bello, a sinistra, con il sindaco di Parabiago Raffaele Cucchi)

Una stagione piena di soddisfazioni per il Football Club Parabiago, grazie al grandissimo lavoro del nostro Direttore Sportivo Francesco Di Bello: una figura importante e fondamentale nell’organigramma della società.

Francesco Di Bello ha un curriculum rilevante: prima giocatore, poi allenatore, tanti anni alla milanese Sempione Half e anche all’Aldini. Per poi passare a fare il Direttore Sportivo: iniziando a Passirana, poi Barbaiana, Pero, Bollate e Rhodense e, per finire, dalla stagione 2016/2017 al Parabiago.

Francesco Di Bello è un Direttore Sportivo specializzato, soprattutto, nelle categorie “dei più grandi”, ovvero Juniores e Prima Squadra.

Qui a Parabiago, però, da quando è arrivato, si è occupato anche delle costruzione delle squadre agonistiche.

Francesco, di solito ti occupi di Juniores e Prima Squadra, come è stata l’esperienza nel settore Agonistico?

Lo scorso anno eravamo talmente pochi che ho dovuto occuparmi anche di costruire una squadra di Allievi e di Giovanissimi, grazie anche la collaborazione degli allenatori e di Alberto Longoni (Direttore Sportivo dell’Attività di Base).
Quest’anno la società si è strutturata, prendendo un Direttore Sportivo per le squadre agonistiche e anche un Direttore Tecnico, sempre per le squadre agonistiche, ovvero Giovanissimi e Allievi (i nomi dei due nuovi arrivi, verranno svelati dal nostro sito con l’inizio della nuova stagione agonistica, ovvero il 2 Luglio NdR).
Io tornerò ad occuparmi a tempo pieno del settore dove ho più esperienza: della Prima Squadra e Juniores, ma questo nulla toglie che collaborerò con gli altri Direttori Sportivi, soprattutto con gli Allievi che sono quelli che l’anno successivo saranno pronti per la Juniores.
A me piace conoscere tutti i giocatori, dal più piccolo al più grande, dedico molto tempo a questa cosa, perché è giusto conoscere e sapere quali giocatori la società ha tesserato.
Secondo la mia personale visione, uno nella mia posizione deve poter conoscere gli Allievi, i Giovanissimi che cosa c’è prima della Juniores… Seguo con interesse la crescita di questi ragazzi…
Io comunque, data la mia esperienza nel settore, sono a disposizione per dare “una mano” agli altri componenti dello Staff Tecnico, dunque rimango sempre un riferimento per la società e per le persone che vengono qui a giocare.

Quale è il segreto dell’ottima stagione della Prima Squadra?

Segreti particolari non ce ne sono: bisogna lavorare e fare le cose seriamente e questo è il segreto di tutto.
Quando sono arrivato, nel 2016/2017, ho trovato una situazione particolare con una squadra che era retrocessa dalla Prima Categoria e con giocatori che facevano fatica a scendere in Seconda Categoria.
A quel punto ho inserito un po’ di ragazzi che conoscevo, un gruppo di ragazzi che mi hanno seguito in tutte le mie avventure e da lì è cominciata la ricostruzione.
Dunque, “segreti particolari” non ce ne sono… A me piace fare il DS stando sul campo, verificando tutte le sere e tutti i giorni gli allenamenti e gli allenatori e tutto ciò che ruota intorno.
Io vivo la squadra, vivo la società, vivo lo spogliatoio come i giocatori!


 (Di Bello con “bomber” Gianmaria Sacchi)

Giovani in Prima Squadra: in rosa notiamo che ci sono molti e giovani, dove in Seconda Categoria, nella stagione appena passata, le norme prevedono in campo un 95 e un 96…

Si, ci sono in rosa giovani di buona prospettiva.
La mia idea è di non vedere la “carta d’identità” anche se la federazione mi obbliga a mettere i 95 e 96.
Se un 99 è bravo, se un 2000 è bravo, ormai hanno già 18 anni, per cui in queste categorie qui se uno è bravo, ha voglia e volontà ed è serio, secondo me, va premiato assolutamente: non è l’età che ha a che fare con il campo oppure con i meriti.
I meriti si fanno con capacità ma, soprattutto, con serietà, con voglia di allenarsi, con voglia di far bene, con voglia di fare gruppo, con voglia di inserirsi in mezzo ai “vecchi” e, soprattutto, essere intelligenti a carpire i segreti di quelli più grandi ed esperti… Ho notato che i ragazzi che si sono allenati con noi hanno queste caratteristiche, per cui la cosa mi fa notevolmente piacere…

Abbiamo notato che la Juniores e la Prima Squadra hanno lo stesso modulo di gioco iniziale: è una cosa voluta o del tutto casuale?

No, non è frutto della casualità: sia Mister Rocco Crippa (allenatore della Prima Squadra), sia Mister Andrea Tunesi (allenatore della Juniores), si parlano costantemente ed è giusto che i ragazzi che giocano nella Juniores abbiano le caratteristiche per poter giocare alla stessa maniera della Prima Squadra.
Secondo me, è una cosa giusta e intelligente, perché se prendo un ragazzo che gioca nella Juniores, in qualsiasi posizione, per farlo giocare in Prima Squadra, so che quel giocatore è abituato a giocare in determinate condizioni, in un determinato modo senza alcun problema.
Come ho detto prima, è tutto studiato e io sono la persona che gestisce il tutto.
Comunque, c’è una bella collaborazione sia con Tunesi che con Crippa, anzi, dirò di più, sono veramente contento sia di uno che dell’altro. Per cui non c’è bisogno di star lì a discutere, sono persone intelligenti che capiscono bene, per il bene del Parabiago, come bisogna comportarsi, che cosa bisogna fare, ma, soprattutto, per il bene dei ragazzi che abbiamo a disposizione.

Perché un ragazzo deve scegliere per giocare a calcio Parabiago? Parliamo di Juniores, ma anche delle categorie Giovanissimi e Allievi…

Deve scegliere Parabiago non perché siamo più belli o più simpatici… ma perché mettiamo il ragazzo al centro del progetto, e lo dico per tutte le categorie, dai più piccoli… fino alla Prima Squadra… Le mie sembrano parole scontate, ma, invece, è la realtà dei fatti.
In questi due anni della mia gestione, ho cercato di far sì che i ragazzi si trovino bene, che abbiano delle persone che li curano in maniera particolare e che non gli manchi nulla: ad esempio, ti puoi allenare tranquillamente su un campo con una struttura importante, inoltre, qui il ragazzo è “coccolato”, e per noi  tutti i ragazzi sono “importanti”… ecco perché scegliere Parabiago…. Noi abbiamo iniziato così che avevamo la metà dei ragazzi…
Io dico solo: venite qui a conoscerci, noi siamo qua per dare la possibilità di poter giocare a calcio in maniera seria e tranquilla.
Inoltre, cosa molto importante, noi vogliamo, oltre l’aspetto calcistico, far crescere i ragazzi, soprattutto come uomini. Parlando dei più piccoli, ma la cosa può essere estesa anche ai ragazzi più grandicelli, i genitori dovrebbero guardare, soprattutto, dove i figli stanno, con chi stanno, e cosa fanno, questa è una cosa importante. Noi dobbiamo essere degli educatori, noi dobbiamo essere delle persone che insegnano anche e soprattutto l’educazione, insegnano a far diventare uomini quelli che sono ragazzi oggi, per cui devono avere delle guide.
I ragazzi passano con noi parecchie ore e dunque ci devono essere degli allenatori/istruttori che per i ragazzi devono diventare degli esempi positivi, dando per primi l’esempio di cosa vuol dire educazione, rispetto, comportamento ecc..
Queste sono cose importanti… non solo le classifiche…

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A Parabiago, avendo tutte le categorie, si può crescere dai Piccoli Amici fino ad arrivare alla Prima Squadra…

Un ragazzo può iniziare a giocare nel Parabiago e ci auspichiamo che resti a Parabiago per il resto della “carriera” calcistica…
La mia idea è fare sentire ai ragazzi “la maglia addosso”, la maglia addosso vuol dire che uno deve essere parte della società.
Io sto invitando tutti i ragazzi a vedere la Prima Squadra, a venire a vedere anche le altre squadre, perché uno deve essere della famiglia, deve far parte di un gruppo di ragazzi che vede nella società, nelle squadre, nei “grandi” il loro esempio, il loro “idolo”…  Questo è il mio progetto … capisco che non è una cosa facile da realizzare, ma ci proviamo, e pian pianino ci stiamo riuscendo…

Data la tua grandissima esperienza, sfataci il mito, per molti addetti ai lavori, della frase: “il miglior giocatore è orfano”.

I genitori sono molto importanti e mi piacerebbe vederli qua assieme a noi per fare qualcosa per la società, oltre a sostenere e aiutare la squadra del proprio figlio. Ecco sono contrario ai genitori che inveiscono contro gli allenatori e contro i compagni di squadra del figlio, perché alla fine fai del male a tuo figlio.
Ripeto, il genitore è colui che sostiene il figlio, sostiene la squadra con educazione.
Questa frase nasce dal fatto che molti genitori non hanno comportamenti consoni in tribuna… inveiscono contro tutti e contro il mondo, io ho smesso di vedere le partite per questo motivo assieme agli altri da anni …

M.A.

 

parabiago-calcio-alberto-longoni Intervista Scritto il 18 giugno 2018

ALBERTO LONGONI:

«OBIETTIVO CRESCITA DEI RAGAZZI »


Anche se la stagione calcistica 2018/2019 ufficialmente non è ancora iniziata, per il Football Club Parabiago, invece, “dietro le quinte” è già stata impostata da qualche mese.

Infatti, durante la festa di presentazione del nome della nostra mascotte Paragallo, avvenuta a fine aprile, nel breve discorso del nostro Presidente Stefano Tunesi, aveva annunciato, in un suo passaggio, alcune novità per quanto riguarda l’inserimento di nuove figure dirigenziali per il settore giovanile, molto esperte e di grosso “spessore”.
Chiaramente, questo non vuol dire un “cambio” di dirigenti, anzi… Verranno aggiunti altri dirigenti per migliorare la qualità del Settore Giovanile, ma, soprattutto, sono stati confermati tutti quelli attuali per l’ottimo lavoro svolto negli ultimi due anni.

Durante l’anno calcistico citiamo, presentiamo e raccontiamo di calciatori e allenatori: ora è il momento di far conoscere al nostro pubblico, quelle figure importantissime che lavorano quotidianamente, 7 giorni su 7!, che permettono ai ragazzi di giocare, divertirsi e crescere dal lato “umano” con il calcio.

Oggi è il giorno di Alberto Longoni, Responsabile del Settore Giovanile non Agonistico, ruolo chiave per una società di calcio: da qui si “gettano le basi” per i “giovani calciatori” di domani.

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Alberto Longoni è Laureato in Scienze dell’Educazione, dunque con una formazione ben precisa e “ad hoc” per il ruolo che ricopre: una preparazione con obiettivi e competenze specifiche, una garanzia delle conoscenze e padronanza delle problematiche educative.

Nonostante la sua giovane età, 35 anni, ha già alle spalle una vasta esperienza con numerose “stagioni” alle spalle.

Ha iniziato giovanissimo ad allenare, tra i 17-18 anni, come secondo di una squadra di “Esordienti” ad Inveruno, per poi passare a metà stagione come allenatore di una squadra di “piccolini”. Ha poi allenato fino all’età di circa 26 anni.

Mentre era allenatore, il Direttore Sportivo di allora dell’Inveruno, gli chiese di aiutarlo nell’organizzazione delle squadre, degli allenamenti, nella ricerca delle amichevoli e di aiutarlo nei tornei, ruolo che ha poi ricoperto ufficialmente quando il DS lasciò l’Inveruno. Poi, 4 anni fa, è passato all’Arconatese e per due anni ha ricoperto il ruolo di Responsabile Organizzativo del Settore non Agonistico, ed infine, dalla stagione 2016/2017 è al Parabiago.

Oltre, ad essere il Responsabile del Settore non Agonistico, Alberto, visto la sua esperienza, si occupa anche dell’Organizzazione e dà una mano alla Segreteria.

Essere Responsabile del Settore non Agonistico, chiamata Anche Attività di Base, vuol dire occuparsi, nella nuova stagione, delle squadre che vanno dall’anno di nascita 2013 (Piccoli Amci), fino all’anno 2006 (Esordienti Secondo Anno): dunque, anni “calcistici” importanti per il “futuro” dei ragazzi, sia a livello calcistico, ma soprattutto a livello “umano”.

Infatti, le finalità della attività di base, secondo la FIGC sono le seguenti:Durante il periodo dell’attività di base, dai 5 ai 12 anni, diverse infatti sono le finalità che devono essere perseguite, tenendo conto che il calcio è uno strumento educativo a carattere polivalente. In altre parole, attraverso il calcio i bambini cresceranno sia sul piano tecnico-coordinativo, sia su quello delle relazioni sociali e dello sviluppo psicologico, senza trascurare la formazione specifica che gli consente in seguito di praticare il calcio in ambiti agonistici veri e propri.

Intervistiamo Alberto, durante un torneo di bambini, dunque sul campo e non dietro una scrivania.

Dal tuo curriculum, vediamo che ti sei sempre occupato, sia come allenatore e poi come dirigente, dell’attività di base.

Si, solo attività di base, nel settore agonistico “mi perdo”, non ho avuto esperienze dirette.

Dunque, un “esperto” dell’attività di base?

Essendo Laureato in Scienze dell’Educazione sono uno “specialista” nella crescita dei ragazzi. La crescita del ragazzo deve essere attenta a mille particolari, alla loro gestione basata sulle emozioni, sui ricordi su quello che provoca l’emozione in generale quello che puoi insegnarli nel modo più diretto emozionalmente parlando, è forte la volontà di imitare gli adulti, per questo è fondamentale l’educazione nel settore giovanile, soprattutto il rispetto delle regole, per questo io conto tantissimo sulle regole e vorrei appunto che ci si indirizzasse verso questo aspetto: delle regole da parte di tutti, soprattutto degli allenatori, perché i “futuri calciatori” che partecipano alla attività di base devono avere un riscontro positivo davanti per una buona crescita.

Il Football Club Parabiago dunque punta molto sulla crescita tecnica calcistica del ragazzo, ma soprattutto dell’uomo/ragazzo?

Questo deve essere la prima cosa, noi ci dobbiamo centralizzare il lavoro sulla crescita della persona, il Parabiago fa parte di una società e il calcio deve essere parte integrante della vita quotidiana, quindi nel futuro dovranno essere atleti e quindi ci dobbiamo concentrare sull’educazione, sulle attività di abilità coordinative e motorie perché il bambino deve crescere in modo completo, sotto il punto di vista atletico quindi deve riuscire ad imparare a correre in un certo modo e a stare alle regole in un certo modo, questo è il complesso di sinergie. Per le abilità coordinative e motorie, ci avvaliamo della preziosa collaborazione di Nicola Negri che è, appunto, il coordinatore motorio del settore non agonistico. Nicola va sul campo una volta alla settimana per ogni gruppo per fare percorsi specifici e propedeutici per la costruzione della motricità equilibrata di ogni bambino.

Perché un ragazzo deve scegliere il Football Club Parabiago?

Un ragazzo deve scegliere Parabiago perché vuole stare in un ambiente sano, può imparare a stare insieme ad altri bambini, vuol vivere all’aperto e vuole avvicinarsi al mondo del pallone in maniera tranquilla e non “stressata”.
Inoltre, qui il bambino ha una programmazione ben chiara fin dall’inizio, fin da quando arriva.
Infine, il Parabiago, cosa fondamentale, mette al centro dell’attività il ragazzo piuttosto che guardare la “classifica virtuale” (in questa età dalle norme federali non esistono classifiche ufficiali), dunque è meglio scegliere una squadra che ti insegna a giocare a calcio, ti insegna a stare in campo e con un gruppo dal punto di vista umano, piuttosto che cercare solo di farlo “vincere” o l’agonismo in un settore non agonistico: questo è contro i nostri valori, poi è logico che gli istruttori “insegnano” anche che la partita bisogna vincerla, si va in campo anche per questo.

Ci sono altri motivi per iscrivere un bambino al Football Club Parabiago?

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Sicuramente, oggi il fiore all’occhiello è il Centro Sportivo, con campo in erba sintetica di ultima generazione, spogliatoi rinnovati e perché no, una tribuna comoda e coperta, cosa non scontata su altri campi, per i genitori che assistono alle partitelle dei propri figli.
Vorrei, soffermarmi brevemente sui nostri istruttori. Ho un team di istruttori con tanta volontà di stare con i ragazzi, inoltre li seguiamo nelle loro attività proponendo anche una formazione continua, molto importante per le fasce d’età che hanno a che fare. Infine, molti sono di Parabiago…

Può crescere un ragazzo fino ad arrivare alla Prima Squadra?

Sarebbe bello che un bambino che nasce, cresce e vive nel Parabiago possa un giorno arrivare fino a lì: il nostro lavoro è fatto per questo motivo, si vorrebbe far arrivare il ragazzo in Prima Squadra.
“Coltivare” in casa il futuro calciatore della Prima Squadra può essere motivo d’orgoglio per la società e per le persone che lavorano nella società, inoltre è positivo a livello di immagine e a livello di città …

Una dichiarazione conclusiva a questa breve intervista?

Sono qui a completa disposizione per chi vuole informazioni sulle nostre attività: venendo a trovarci ci si può subito rendere conto dell’ambiente e delle attività sportive proposte.

Se vuoi anche tu entrare in contatto con il Settore Giovanile non Agonistico (Attività di Base) puoi contattare Alberto Longoni al numero 342-082-0226, oppure inviare un e-mail a: segreteria@fcparabiago.com 

M.A.

 

parabiago-calcio-mister-rocco-crippa Intervista Scritto il 18 maggio 2018

« MISTER CRIPPA: I RISULTATI ATTRAVERSO IL BEL GIOCO »

Nelle cronache della domenica che pubblichiamo sul sito, decantiamo le gesta e le azioni dei nostri giocatori granata, ma “dietro” ai protagonisti del rettangolo di gioco, c’è sempre un lavoro “oscuro” ma importantissimo di uno staff tecnico.

Sappiamo che il condottiero di questo staff, ovvero l’allenatore di questa squadra, è Mister Rocco Crippa, dove ogni domenica lascia i riflettori della “gloria” ai suoi ragazzi.

Come sa, chi ama e segue il calcio, il lavoro del Mister è importantissimo per arrivare ad alti obiettivi, dunque abbiamo deciso di far conoscere, a tutti i nostri lettori, chi è Mister Rocco Crippa, scambiando una lunga chiacchierata con lui.

Durante le partite, lo vediamo sempre in piedi nell’”area tecnica”, parco di indicazioni ai suoi ragazzi. Allenatore intelligente e perspicace, capace di cambiare modulo tattico in corsa, come bravo nel capire il momento giusto per “i cambi” (cosa non da poco, anzi!).

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Ci accoglie dopo l’allenamento e la prima cosa che ci “balza all’occhio” oltre alla gentilezza e cortesia, è la sua immensa modestia e pacatezza.

Rocco Crippa, 51 anni, lunghissima carriera da giocatore professionista fino a 41 anni (difensore centrale e per qualche anno centrocampista davanti alla difesa) e da pochi anni allenatore.

Come giocatore ha iniziato nelle giovanili del Milan, per poi passare al Sant’Angelo Lodigiano in serie D, poi Pavia C2, 9 anni Fiorenzuola con 3 anni di serie D, 3 anni di C2 e 3 anni di C1 (perdendo, purtroppo, uno spareggio per andare in serie B), poi 4 anni a Brescello in C1, un anno a Lumezzane in C1, un anno a San Marino in C2, poi ritornato ancora a Pavia in C2 e C1, 2 anni a Casteggio in serie D, un anno in Promozione a Sant’Angelo Lodigiano, per finire a 41 anni a Cinisello.

Curriculum, invece, breve come allenatore: ha iniziato, quando giocava a Pavia (a circa 35-36 anni), allenando la Beretti del Pavia, per poi smettere di allenare, tornando solo a giocare, e riprendendo a 42 anni. Ha allenato (non tutti gli anni, fermandosi per motivi familiari, ovvero la nascita della figlia) in Eccellenza, la Valle Salimbene vicino a Pavia, in Promozione a Sedriano, il settore giovanile a Cinisello e Aldini.

Dunque, un curriculum prestigioso e di tutto riguardo: moltissima esperienza, passando per varie “epoche e mode calcistiche”.

Visto che eri un difensore, sono cambiati i difensori rispetto all’epoca in cui giocavi?
Sono nato nell’epoca in cui si giocava a “uomo”, quindi, mi ricordo che all’inizio dovevo marcare a “uomo” l’attaccante, poi il calcio è cambiato, si è passati alla “zona”. Adesso, rispetto ad una volta, secondo me, i difensori sono meno bravi nella marcatura a “uomo”, nel senso che a volte vedo fare degli errori, anche grossolani, che se avessero avuto delle basi nella marcatura a “uomo” non farebbero. A volte gli attaccanti vanno via ai difensori perché non sono più abituati, appunto, alla marcatura a “uomo”, ogni tanto servirebbe fare un ripasso del passato…
Chiaramente adesso è meglio, perché il difensore che gioca a “zona”, gioca anche la palla, prima dovevi solo marcare il tuo uomo.

Dunque, i tuoi difensori della rosa sono “sotto la lente”?
(Ride… aprendo il suo cuore quando si parla dei “suoi” ragazzi NdR)… Un po’ sì, ogni tanto lo faccio presente… adesso un po’ meno… (altra risata NdR)… perché stanno subendo meno gol…
Ogni tanto “me la prendo” con i difensori perché ero difensore, però “me la prendo” perché cerco di migliorarli, di fargli capire gli errori che fanno…

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Ti vediamo sempre tranquillo in panchina mentre dai indicazioni ai tuoi giocatori, è il tuo carattere?
Tranquillo??? Nooo, ogni tanto mi arrabbio, forse non si vede… sembro tranquillo, ma quando c’è qualcosa da dire urlo.
Non riesco a star seduto, quello sì, mi vedete sempre in piedi, magari non sono un esagitato però quando c’è bisogno della “strigliata” al giocatore, la faccio.

Gianmaria Sacchi, nella sua intervista, ti ha definito “allenatore di almeno due categorie superiori”, ti senti tale?
Non lo so… (e qui traspare la sua immensa modestia e umiltà Ndr)… lo dirà il tempo se valgo di più o meno. Oggi, sono contento di fare qui l’allenatore: si possono fare bene le cose anche in Seconda Categoria, se poi riusciamo andare su ancora meglio.

Notiamo che durante le partite cambi modulo tattico, anche in corso
Cerco di adattare i giocatori al modulo, non ho un mio modulo fisso: nella mia breve carriera da allenatore ho fatto tanti moduli.
Se un giocatore gioca nel suo ruolo, rende meglio e, anche in corsa, è possibile cambiare se hai in panchina i giocatori “giusti” per poter cambiare il modulo. Fortunatamente, soprattutto nel girone di ritorno, spesso ho giocatori in panchina di valore e a volte, quando devo fare la formazione, è difficile perché ci sono giocatori più o meno dello stesso valore e magari partono dalla panchina. Però so che in ogni momento qualsiasi posso cambiare e metterli dentro e hanno lo stesso rendimento di chi parte titolare.
Non mi piace parlare dei singoli, però ho due portieri che hanno lo stesso valore e spesso gli ho alternati, anche se il portiere è un ruolo particolare che deve avere più continuità, però hanno lo stesso valore e lo stesso rendimento. Quando hai la fortuna di avere giocatori dello stesso valore, puoi anche permetterti di cambiare modulo in corsa, se non avessi tanti giocatori in panchina, magari non lo farei.

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Quanto conta un allenatore in questa categoria? Ad esempio, in seria A dicono il 10-15%…
Secondo me, un allenatore conta in tutte le categorie se fa un buon lavoro: bisogna gestire una squadra, uno spogliatoio. Un allenatore conta per dare una impronta, un gioco. Poi l’allenatore deve trovarsi in un contesto giusto. Io sono qui fortunatamente a Parabiago: una società sana, presente ma non assillante, nessuno mi ha mai detto di far giocare uno al posto di un altro, per un allenatore è importante essere tranquillo per potere gestire bene una squadra.
I non esperti danno troppa importanza all’allenatore: pensano che possa fare miracoli oppure se le cose vanno male è solo colpa dell’allenatore, è tutto un contesto che deve essere positivo, dalla società, a chi sceglie la persona giusta, adatta a quell’ambiente e anche a chi compra i giocatori.
Poi secondo me lo giudicano sempre meglio i giocatori che lo hanno avuto, di tutti i miei allenatori passati posso dire quello è ok e quello no… I giocatori sanno come ha lavorato l’allenatore…
Fuori guardano solo il risultato e basta, chiaro si guarda il risultato, ma la mentalità italiana è così… l’unico che non ha questa mentalità è Arrigo Sacchi ma non lo ascoltano molto, Arrigo Sacchi, invece, ha una mentalità diversa… far gioco…

I giovani: in squadra hai in rosa 95-96-98-99 e si allenano con te alcuni 2000… credi nei giovani dunque? Altre squadre hanno molto meno giovani in rosa, come è il mix “esperti” e “giovani”?
A parte il fatto che devono giocare, bisogna per forza crederci perché se due sono obbligatori, non devi averne solo due, devi averne dietro altri, e magari ancora più giovani per poterli crescere per le eventuali annate successive. Dall’anno scorso, assieme al DS Francesco Di Bello, e quest’anno, oltre al DS, anche con il Mister della Juniores Andrea Tunesi, guardo i ragazzi della Juniores e ogni tanto li facciamo venire ad allenare con la Prima Squadra e, di solito, il giovedì facciamo l’amichevole con loro. Abbiamo cercato di porre l’attenzione su tutti, anche molto più giovani, non solo i 95-96, 97-98 e quando vengono ad allenarsi con noi, vedo poi dei miglioramenti perché quando ti alleni con i più grandi migliori. Spesso i giovani non lo capiscono, alcuni preferiscono restare con quelli della stessa età, così non “rischiano niente”: se non ti confronti con gli adulti, non cresci, quindi, per quello che io ci credo, devi prenderli e farli allenare con i più grandi, magari poi c’è la possibilità di giocare qualche partita… sicuramente crescono…

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Non pensi che i giocatori “giovani” in Prima Categoria e in Seconda Categoria siano già “vecchi”? Mentre in Promozione ed Eccellenza ci sono le “quote” per i “giovani”?
Io questa regola dei giovani non la farei, in nessuna categoria, non perché non voglio far giocare i giovani. Se un giovane vale gioca, quando ero giovane se valevo giocavo, quindi non capisco perché devono mettere questa regola, se un giovane è bravo viene fuori e gioca comunque e deve capire anche che gioca non solo per la regola ma perché si è conquistato il posto. Poi c’è anche il rischio che quando passano l’età li lasciano a casa perché non hanno più bisogno e ne prendono uno più giovane, e allora cosa è servito?
Non è servito a niente, quindi bisogna fare crescere i giovani nella concorrenza anche con i “vecchi”… se uno è bravo poi arriva, come è sempre stato.

Quale è il rapporto con gli “esperti” della squadra, tipo Gianmaria Sacchi?
Un rapporto buono, tranquillo e di stima reciproca, cerco di capire le loro esigenze, cerco di aiutarli, cerco di far capire a loro di aiutare i giovani. Loro sono un bene, perché possono aiutare me, la squadra, i ragazzi più giovani: è un gruppo sano… quando ci sono degli “esperti” sani il gruppo ci guadagna, se c’è un “vecchio” non tanto a posto che insulta e basta i giovani, non seve a niente, però in questi due anni non ho mai avuti, gli avrei eventualmente eliminati.

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Quando hai capito quest’anno che avevi una squadra da alta classifica?
Sicuramente già dall’estate scorsa pensavo che la squadra fosse buona, però non era completa finché non sono arrivati altri giocatori nella sessione invernale di mercato che hanno aumentato il livello. Il livello era già buono, però con altri giocatori di livello è aumentata la concorrenza e la concorrenza ha stimolato quelli che c’erano già a dare il meglio, quindi direi da dicembre in poi anche se a gennaio abbiamo avuto una fase altalenante, ma bisognava assestare un po’ la squadra con i nuovi innesti. Da gennaio in poi ho capito che la squadra era buona, poi, infatti, abbiamo fatto un girone di ritorno migliore di quello dell’andata. Anche se il girone d’andata è stato buono, il ritorno è stato esaltante. Per definire un punto, diciamo dalla partita con l’Accademia Settimo in poi ho capito che avevo una squadra che poteva puntare in alto anche al primo posto.

Differenza tra la scorsa stagione e questa in corso, oltre i risultati?
L’anno scorso sono arrivato a novembre e sono arrivato che erano penultimi e ho dovuto ricominciare a mettere a posto un po’ le cose, poi siamo arrivato alla fine sesti. Abbiamo fatto un ottimo girone di ritorno. Quest’anno, invece, con il gruppo dell’anno scorso e con l’integrazione di nuovi giocatori abbiamo creato un nuovo gruppo… per questo sono importanti i giovani, poi c’è Gianmaria che è un esempio positivo, un giocatore della sua età che si allena come lui: si cura, ci tiene, ha passione quindi per un giovane vedere lui è solo da ammirare e prendere da esempio!

La vittoria più bella di questa stagione e la partita in cui il Parabiago ha giocato meglio?
La vittoria più bella, più emozionante è forse quella dell’andata con l’Accademia Settimo quando abbiamo vinto al 90’ 4-3 e perdevamo 3-1. Forse è stata quella più emozionante. Sotto la neve, in svantaggio… siamo riusciti a ribaltare il risultato all’ultimo…
Dove abbiamo giocato meglio, non lo so… ci sono state alcune partite dove abbiamo giocato benissimo, il 5-0 con l’Arese, con l’Oratoriana Vittuone… penso che abbiamo giocato bene molte partite, perché abbiamo avuto anche attestati di stima da parte delle gente che ha detto che il Parabiago gioca bene e per me è una soddisfazione sentire dire che il Parabiago gioca bene!
Nel turno dei play-off (il 2° turno contro il Real Vanzaghese Mantegazza NdR) nel primo tempo eravamo bloccati per la troppa tensione anche se abbiamo avuto alcune buone occasioni, mentre nel secondo tempo dopo il gol subito abbiamo giocato bene, ma soprattutto abbiamo dimostrato carattere. Oltre a giocare bene è una squadra di carattere, questo vuol dire avere tanta qualità.
Inoltre, è un bel gruppo, certo le vittorie aiutano a cimentare il gruppo, piace stare insieme, poi li senti negli spogliatoi… ogni tanto il giovedì, dopo l’allenamento, si va a mangiare la pizza… sono tutte cose che servono…

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Ci sono giocatori che quest’anno sono molto migliorati sotto la sua guida?
Penso proprio di sì, vedo alcuni giocatori che sono rimasti dall’anno scorso che sono migliorati, sia giovani che “vecchi”. Ho visto miglioramenti, perché credo, non per darmi dei meriti, che il giocatore, oltre ad essere istintivo, deve fare determinate cose e in determinate situazioni sa cosa deve fare e prende più fiducia, e io certe cose cerco di darle, situazioni specifiche, palle da fermo, ecc… dando indicazioni sui movimenti, sulla giocata… quando poi in partita riesci a farlo, prendi fiducia, ti senti a tuo agio e giochi anche meglio, e molti, secondo me, sono migliorati.

A chi ti ispiri come allenatore?
Sono un estimatore di Arrigo Sacchi, è il mio idolo e sicuramente Arrigo Sacchi ha cambiato il calcio italiano, non l’ho mai avuto come allenatore, però ha fatto la storia del calcio italiano: una volta si giocava in un modo, poi dal Milan di Sacchi in poi in Italia si gioca in un altro modo anche in queste categorie.
Poi ho avuto la fortuna di avere degli allenatori che mi hanno aiutato a capire quello che faceva Arrigo Sacchi, allenatori in serie C meno famosi, però si erano ispirati a Sacchi, quindi diciamo che il capostipite è Arrigo Sacchi poi tutti i vari seguaci…
Ora Sarri identifica il gioco del calcio: una squadra organizzata, una squadra che fa determinati movimenti, ma è anche vero che poi lui può farlo perché gli è stato concesso dalla società perché so che lui ad agosto, non fa fare tutte le amichevoli in giro per il mondo, fa fare la preparazione come una volta: fai determinati allenamenti, provi determinate cose a livello tattico, insomma quello dovrebbe essere il calcio. Oggi prevale l’aspetto economico e vanno a fare le amichevoli in giro per il mondo e non è una preparazione vera.

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Come vedi il movimento calcio, dal lato allenatore, con l’Italia esclusa dai mondiali?
La nazionale è purtroppo una nota dolente, però è il discorso di prima, non possono pensare che Mancini risolva tutto, può essere il più bravo allenatore del mondo, ma non può risolvere tutto se non c’è la base, il sistema del settore giovanile, la riduzione degli stranieri. Se guardi le grandi squadre, gli attaccanti sono tutti stranieri, come fanno a fare esperienza i giocatori italiani se non giocano nelle grandi squadre? Finché non c’è un sistema che migliora e incentiva il giocatore italiano, la nazionale farà queste figure. Nelle giovanili delle grandi squadre ci sono già tanti stranieri. Poi non possiamo pretendere che l’allenatore possa inventarsi i giocatori. Far crescere di più gli italiani, andando a prenderli anche nelle serie minori…

Cosa vuol fare da “grande” Mister Rocco Crippa?
Voglio portare il Parabiago in alto, più in alto possibile. Qui mi trovo bene, sono contento di star qui, mi piacerebbe che andasse più su e ci fosse sempre al “Libero Ferrario” l’entusiasmo e tanta gente come domenica (il 2° turno di play-off contro il Real Vanzaghese Mantegazza NdR)… Parabiago è una città grande  e non c’è solo il rugby, c’è anche il calcio!

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Ringraziamo Mister Rocco Crippa per questa bellissima e interessante chiacchierata e speriamo di vederlo ancora esultare assieme ai “suoi ragazzi” in mezzo al campo!

M.A.

 

Intervista Scritto il 6 maggio 2018

« IL GOL NEL DNA: GIANMARIA SACCHI »

Nell’ultima partita di campionato della Regular Season ha raggiunto la quota di 30 gol, oltre 400 totali in partite ufficiali: si, stiamo parlando proprio del nostro bomber Gianmaria Sacchi!
A suon di gol e di prestazione superlative ha preso per mano il Parabiago e lo ha portato “in alta quota” in classifica.
In ogni partita ci ha regalato qualcosa di magico, qualcosa di speciale, di straordinario, di impagabile…
Come è impagabile vederlo esultare dopo un gol: esattamente come i bambini delle scuole calcio…
Ma Gianmaria Sacchi, oltre ad essere il nostro capocannoniere, il nostro bomber, colui che ha segnato in questa stagione due gol in rovesciata, è anche un grande esempio di calciatore.
Abbiamo utilizzato innumerevoli aggettivi per descriverlo: ma chi meglio di Gianmaria Sacchi può raccontare Gianmaria Sacchi?

Ci accoglie gentilmente nel “suo ambiente ideale”, ovvero a bordo campo del “Libero Ferrario”, alla fine dell’allenamento, con “i ferri del mestiere” in mano (le sue “magiche” scarpette nere).
Sentirlo e “vederlo” parlare di calcio, gli si illuminano gli occhi: Gianmaria sulla carta d’identità ha 46 anni, ma quando parla del “giuoco del calcio” ha una età indefinita, nell’anima è ancora quel giovane calciatore che non vede l’ora di entrare in campo e segnare un gol.
In questa nostra chiacchierata, si è anche confermato per l’ennesima volta anche una grande persona con un’alta statura morale, un vero esempio di uomo di sport e di calciatore, un vero spot per il calcio moderno che vede polemiche infinite e poca obiettività.
Passione, divertimento, voglia, entusiasmo, lavoro, allenamento, sono state le parole più usate: parole non a caso tanto per dire, ma parole che vengono dal cuore e dalla testa di un grande uomo, un grande calciatore.

Partiamo dai 30 gol: ti aspettavi di raggiungere questo score quest’anno?
No, sicuramente no, 30 gol sono veramente tanti, anche perché gli anni passano e il fisico si “usura”, pensavo di farne almeno 15 gol, cioè restare sulla cifra dello scorso anno dove ho realizzato 18 gol. Però, è stata una stagione dove mi sono preparato benissimo durante l’estate quindi i risultati si sono visti. Inoltre, quest’anno è una di quelle stagioni, che agli attaccanti capitano, dove appena tocchi il pallone lo butti dentro. E’ stata un’annata agonistica veramente magica!

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L’importanza dell’allenamento? Come si arriva a 46 anni ed essere ancora la “punta di diamante” di una squadra?
L’allenamento è la cosa più importante, però, lo devi “dosare”: non fare tutto ciò che fa il gruppo ma gestirti e prepararti su determinate cose. La prima è sulla forza, che con il passare degli anni, viene a mancare, e magari fare un allenamento in più specifico, però poi non bisogna dimenticare la vita sana, l’alimentazione e non bisogna dimenticare il riposo. Ci sono tante componenti che ti fanno stare bene.

Come è il tuo rapporto con Mister Crippa: ti consideri un allenatore “in campo”?
C’è un grandissimo rapporto: ci conosciamo da qualche anno. Mister Crippa è un allenatore di almeno due categorie superiori, è un allenatore che sa di calcio e quando parlo con lui “parlo la sua stessa lingua”. E’ un allenatore che in questa categoria è un lusso: ha fatto veramente la differenza e da quando è arrivato ci ha dato un gioco e i risultati si vedono e chi ci viene a vedere, ravvisa che il Parabiago è una squadra che gioca. Poi è chiaro che in campo do una mano, con consigli e suggerimenti ai miei compagni, ma parliamo sempre di consigli.

Altri segreti per rimanere “concorrenziali” alla tua età?
La cosa importante è divertirsi: divertirsi, alla mia età, con ragazzi che magari hanno 20 anni meno di me e, quindi, rimanere “giovani con la testa”, rimanere giovani con lo spirito, e poi, la voglia, la passione, però prima di tutto direi divertirsi, con loro, perché magari ti trovi a giocare con ragazzi che potrebbero essere veramente miei figli. Diciamo la voglia, la passione e il divertimento.

Parlami dei tuoi compagni di squadra…
Dall’anno scorso si è formato un bel gruppo che ho trovato poche volte in 30 anni e passa di carriera: un gruppo di persone speciali, serie, di professionisti e di ragazzi d’oro. Oltre agli allenamenti, passiamo ore sul nostro gruppo di WhatsApp, c’è una grossa voglia di stare assieme. Inoltre, con molti di loro è nata una vera e propria amicizia che va al di là del calcio… e tutto questo “aiuta” in campo.

Ti abbiamo visto visibilmente commosso durante la premiazione come “esempio di grande calciatore” di qualche giorno fa: cosa rappresenta per te questo premio?
E’ stata una festa che mi ha dato veramente tanto perché vedi ripagato il tuo lavoro e i tuoi sforzi. Senti che hai fatto qualcosa di buono e che è stato apprezzato. Inoltre, il fatto di vedere che la gente considera la voglia e l’energia che ci metti in campo è una cosa che mi ha fatto tantissimo piacere e da lì ho ripensato a tutti i ricordi negli anni, ho rivisto il film della mia carriera e chiaramente un po’ mi sono emozionato.

Parabiago ultima squadra?
Penso proprio di sì, non penso a 46 anni di volere cambiare gruppo e cambiare spogliatoio.
Devo dire che finire qui la carriera a Parabiago è la cosa più bella che mi poteva capitare, a volte ci sono giocatori che finiscono e smettono anche perché l’ultimo anno si trovano male e perdono la passione, la voglia e l’entusiasmo.
Qui mi si sta allungando la carriera perché è una società “vecchia maniera”, una società di gente seria, con persone molto competenti, dal Presidente Stefano Tunesi al Direttore Sportivo Francesco Di Bello e tutti i componenti dell’organigramma. E’ società che sta facendo grandi cose anche, e soprattutto, nel settore giovanile… e poi avere uno stadio stupendo come il “Libero Ferrario”… e organizzati come siamo noi, è una cosa da categoria superiore.
Certo poi nessuno può dirlo, ma penso proprio che è la mia ultima squadra con cui chiuderò la mia lunga carriera.

Vediamo che durante le partite (amichevoli, allenamento o campionato), la concentrazione è sempre la stessa
E’ sempre la stessa perché nelle amichevoli o in allenamento ti conquisti il posto, il mio segreto è sempre stato di non sentirmi titolare, di sentirmi sempre sotto giudizio, in discussione: è quello che ti fa fare sempre bene!
Nel calcio, il mercoledì bisogna subito pensare alla domenica successiva, perché i gol realizzati sono già dimenticati, non contano più niente.

Il bello del calcio è che la domenica dopo ti dà la possibilità di rifarti, ma può darti anche “gli schiaffi in faccia”, perché magari hai giocato con sufficienza e non hai preso palla, mentre la domenica precedente hai fatto 3 gol…
Diciamo che sentirsi sempre in discussione aiuta tanto.

Il gol più bello della stagione… e quello in questa “breve” carriera…
Il gol più bello della stagione penso che sia stato quello in mezza rovesciata qui al “Libero Ferrario” contro lo Sporting Abbiategrasso (finita 2-0 per il Parabiago NdR), e in carriera uno ad Abbiategrasso sempre in rovesciata appena dentro l’area di rigore.

Ti abbiamo paragonato nelle nostre cronache, durante l’esultanza di un gol, come un bambino della scuola calcio… ti senti tale?
Si, il gol per me è tutto: il gol è una gioia indescrivibile, è una cosa che ti dà una adrenalina incredibile, quando faccio gol, qualunque gol sia, impazzisco di gioia perché per un attaccante fare gol è veramente tutto! Puoi giocare bene, puoi essere una punta che gioca tanto per la squadra, però quando fai gol hai completato la tua opera!

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Sappiamo che hai iniziato a sei anni: cosa pensi quando vedi i piccoli giocatori nei campi limitrofi a quello della Prima Squadra?
Quando sei bambino, fare una partita di allenamento o una amichevole, in uno stadio vero come il nostro, ti sembra di giocare la partita più importante della tua vita. I bambini danno un valore diverso alle partite, quindi per loro, e lo era anche per me, è una grossissima emozione giocare, anche perché c’è il pubblico e vengono anche i genitori a vederti, dunque ti sembra di giocare la finale dei mondiali!
Io spero che tra i bambini della nostra scuola calcio, ci siano bambini che abbiano voglia di fare come me, che amano il calcio e non vedono l’ora di arrivare all’allenamento e che il giorno dell’allenamento sono più contenti del giorno dove non c’è l’allenamento… come succedeva a me. Vorrei che avessero questa grande voglia perché è un divertimento.

Abbiamo letto che ti senti di assomigliare a Pippo Inzaghi: ma chi è stato il tuo idolo da bambino?
Non ho mai tifato nessuna squadra, però guardavo tutti gli attaccanti, guardavo chi faceva gol perché il gol, fin da piccolo, è una cosa che ho nel sangue.
Guardavo gli attaccanti, guardavo come si muovevano, cosa facevano e anche adesso guardo tantissime partite, vado a vedere partite di tutte le categorie e guardo sempre gli attaccanti.
Poi se dovessi fare un paragone con me, è chiaro che Pippo Inzaghi è un attaccante a cui assomiglio molto perché era un giocatore che in area di rigore era letale, era un attaccante che viveva per il gol come lo vivo io: quando lo vedevo esultare per un gol, mi rivedevo in lui.
Prima di Inzaghi ricordo attaccanti come Paolo Rossi e Giuseppe Galderisi. Uomini d’area, a me piace l’uomo d’area. Adesso sono cambiati gli attaccanti: punte più fisiche e molte squadre giocano con il “falso nove”. Molte squadre giocano con attaccanti che “girano” molto più lontani dall’area di rigore e magari vivono meno per il gol.
Il calcio è un po’ cambiato, adesso si gioca in una maniera molto più fisica, meno tecnica di prima.

Ci racconti brevemente la tua carriera calcistica
Ho iniziato all’Iris di Milano a sei anni e sono rimasto lì per 13 anni. Poi sono andato a Baranzate due anni in Prima Categoria, poi a Novate e abbiamo subito vinto e siamo andati in Promozione, ho fatto tre anni in Promozione, poi l’Eccellenza per due anni. Dopodiché sono andato a Turate in Eccellenza, Verbano in Eccellenza, poi sono tornato a Novate in Promozione, poi Magenta, Cairate, Accademia Pavese, Bareggio, Settimo… diciamo che avrò girato dodici-quindici squadre in 27 anni di carriera.

Come mai un giocatore come te non è mai arrivato nei professionisti o semi-professionisti?
Perché non basta fare gol per andare in categorie superiori, bisogna avere delle doti fisiche che io non avevo. Bisogna essere onesti nel calcio, bisogna essere realisti. 400 e passa gol sono anche tanti, sono 15-16 gol a stagione, ma purtroppo non bastano…
Forse potevo ambire a una categoria superiore, la serie D, ma comunque non è sufficiente fare solo gol…  Se sei veramente forte prima o poi qualcuno ti nota, è impossibile passare inosservati… (Con questa dichiarazione, siamo rimasti veramente stupiti, ha dimostrato la grandezza dell’uomo e del calciatore! Anche se, secondo noi, un giocatore come Gianmaria Sacchi poteva mirare anche a categorie professionistiche! NdR).

Una cosa che vuoi dire, ma non ti hanno mai chiesto
Penso che mi abbiano chiesto veramente tutto… (Gianmaria a questa domanda ci mostra un sorriso, come se avesse segnato un gol! NdR).
Il calcio è la mia vita, è una gioia immensa… mi piace sapere che la gente apprezza questa mia grande passione!

Gianmaria Sacchi in privato?
Sposato e ho una stupenda bambina… In casa vivo per il calcio, parlo di calcio, guardo partite… vivo per il calcio!

Ringraziamo Gianmaria per questa chiacchierata e speriamo di vederlo ancora tantissime volte esultare per un gol come solo lui sa fare!

M.A.