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Intervista

« MISTER CRIPPA: I RISULTATI ATTRAVERSO IL BEL GIOCO »

Nelle cronache della domenica che pubblichiamo sul sito, decantiamo le gesta e le azioni dei nostri giocatori granata, ma “dietro” ai protagonisti del rettangolo di gioco, c’è sempre un lavoro “oscuro” ma importantissimo di uno staff tecnico.

Sappiamo che il condottiero di questo staff, ovvero l’allenatore di questa squadra, è Mister Rocco Crippa, dove ogni domenica lascia i riflettori della “gloria” ai suoi ragazzi.

Come sa, chi ama e segue il calcio, il lavoro del Mister è importantissimo per arrivare ad alti obiettivi, dunque abbiamo deciso di far conoscere, a tutti i nostri lettori, chi è Mister Rocco Crippa, scambiando una lunga chiacchierata con lui.

Durante le partite, lo vediamo sempre in piedi nell’”area tecnica”, parco di indicazioni ai suoi ragazzi. Allenatore intelligente e perspicace, capace di cambiare modulo tattico in corsa, come bravo nel capire il momento giusto per “i cambi” (cosa non da poco, anzi!).

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Ci accoglie dopo l’allenamento e la prima cosa che ci “balza all’occhio” oltre alla gentilezza e cortesia, è la sua immensa modestia e pacatezza.

Rocco Crippa, 51 anni, lunghissima carriera da giocatore professionista fino a 41 anni (difensore centrale e per qualche anno centrocampista davanti alla difesa) e da pochi anni allenatore.

Come giocatore ha iniziato nelle giovanili del Milan, per poi passare al Sant’Angelo Lodigiano in serie D, poi Pavia C2, 9 anni Fiorenzuola con 3 anni di serie D, 3 anni di C2 e 3 anni di C1 (perdendo, purtroppo, uno spareggio per andare in serie B), poi 4 anni a Brescello in C1, un anno a Lumezzane in C1, un anno a San Marino in C2, poi ritornato ancora a Pavia in C2 e C1, 2 anni a Casteggio in serie D, un anno in Promozione a Sant’Angelo Lodigiano, per finire a 41 anni a Cinisello.

Curriculum, invece, breve come allenatore: ha iniziato, quando giocava a Pavia (a circa 35-36 anni), allenando la Beretti del Pavia, per poi smettere di allenare, tornando solo a giocare, e riprendendo a 42 anni. Ha allenato (non tutti gli anni, fermandosi per motivi familiari, ovvero la nascita della figlia) in Eccellenza, la Valle Salimbene vicino a Pavia, in Promozione a Sedriano, il settore giovanile a Cinisello e Aldini.

Dunque, un curriculum prestigioso e di tutto riguardo: moltissima esperienza, passando per varie “epoche e mode calcistiche”.

Visto che eri un difensore, sono cambiati i difensori rispetto all’epoca in cui giocavi?
Sono nato nell’epoca in cui si giocava a “uomo”, quindi, mi ricordo che all’inizio dovevo marcare a “uomo” l’attaccante, poi il calcio è cambiato, si è passati alla “zona”. Adesso, rispetto ad una volta, secondo me, i difensori sono meno bravi nella marcatura a “uomo”, nel senso che a volte vedo fare degli errori, anche grossolani, che se avessero avuto delle basi nella marcatura a “uomo” non farebbero. A volte gli attaccanti vanno via ai difensori perché non sono più abituati, appunto, alla marcatura a “uomo”, ogni tanto servirebbe fare un ripasso del passato…
Chiaramente adesso è meglio, perché il difensore che gioca a “zona”, gioca anche la palla, prima dovevi solo marcare il tuo uomo.

Dunque, i tuoi difensori della rosa sono “sotto la lente”?
(Ride… aprendo il suo cuore quando si parla dei “suoi” ragazzi NdR)… Un po’ sì, ogni tanto lo faccio presente… adesso un po’ meno… (altra risata NdR)… perché stanno subendo meno gol…
Ogni tanto “me la prendo” con i difensori perché ero difensore, però “me la prendo” perché cerco di migliorarli, di fargli capire gli errori che fanno…

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Ti vediamo sempre tranquillo in panchina mentre dai indicazioni ai tuoi giocatori, è il tuo carattere?
Tranquillo??? Nooo, ogni tanto mi arrabbio, forse non si vede… sembro tranquillo, ma quando c’è qualcosa da dire urlo.
Non riesco a star seduto, quello sì, mi vedete sempre in piedi, magari non sono un esagitato però quando c’è bisogno della “strigliata” al giocatore, la faccio.

Gianmaria Sacchi, nella sua intervista, ti ha definito “allenatore di almeno due categorie superiori”, ti senti tale?
Non lo so… (e qui traspare la sua immensa modestia e umiltà Ndr)… lo dirà il tempo se valgo di più o meno. Oggi, sono contento di fare qui l’allenatore: si possono fare bene le cose anche in Seconda Categoria, se poi riusciamo andare su ancora meglio.

Notiamo che durante le partite cambi modulo tattico, anche in corso
Cerco di adattare i giocatori al modulo, non ho un mio modulo fisso: nella mia breve carriera da allenatore ho fatto tanti moduli.
Se un giocatore gioca nel suo ruolo, rende meglio e, anche in corsa, è possibile cambiare se hai in panchina i giocatori “giusti” per poter cambiare il modulo. Fortunatamente, soprattutto nel girone di ritorno, spesso ho giocatori in panchina di valore e a volte, quando devo fare la formazione, è difficile perché ci sono giocatori più o meno dello stesso valore e magari partono dalla panchina. Però so che in ogni momento qualsiasi posso cambiare e metterli dentro e hanno lo stesso rendimento di chi parte titolare.
Non mi piace parlare dei singoli, però ho due portieri che hanno lo stesso valore e spesso gli ho alternati, anche se il portiere è un ruolo particolare che deve avere più continuità, però hanno lo stesso valore e lo stesso rendimento. Quando hai la fortuna di avere giocatori dello stesso valore, puoi anche permetterti di cambiare modulo in corsa, se non avessi tanti giocatori in panchina, magari non lo farei.

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Quanto conta un allenatore in questa categoria? Ad esempio, in seria A dicono il 10-15%…
Secondo me, un allenatore conta in tutte le categorie se fa un buon lavoro: bisogna gestire una squadra, uno spogliatoio. Un allenatore conta per dare una impronta, un gioco. Poi l’allenatore deve trovarsi in un contesto giusto. Io sono qui fortunatamente a Parabiago: una società sana, presente ma non assillante, nessuno mi ha mai detto di far giocare uno al posto di un altro, per un allenatore è importante essere tranquillo per potere gestire bene una squadra.
I non esperti danno troppa importanza all’allenatore: pensano che possa fare miracoli oppure se le cose vanno male è solo colpa dell’allenatore, è tutto un contesto che deve essere positivo, dalla società, a chi sceglie la persona giusta, adatta a quell’ambiente e anche a chi compra i giocatori.
Poi secondo me lo giudicano sempre meglio i giocatori che lo hanno avuto, di tutti i miei allenatori passati posso dire quello è ok e quello no… I giocatori sanno come ha lavorato l’allenatore…
Fuori guardano solo il risultato e basta, chiaro si guarda il risultato, ma la mentalità italiana è così… l’unico che non ha questa mentalità è Arrigo Sacchi ma non lo ascoltano molto, Arrigo Sacchi, invece, ha una mentalità diversa… far gioco…

I giovani: in squadra hai in rosa 95-96-98-99 e si allenano con te alcuni 2000… credi nei giovani dunque? Altre squadre hanno molto meno giovani in rosa, come è il mix “esperti” e “giovani”?
A parte il fatto che devono giocare, bisogna per forza crederci perché se due sono obbligatori, non devi averne solo due, devi averne dietro altri, e magari ancora più giovani per poterli crescere per le eventuali annate successive. Dall’anno scorso, assieme al DS Francesco Di Bello, e quest’anno, oltre al DS, anche con il Mister della Juniores Andrea Tunesi, guardo i ragazzi della Juniores e ogni tanto li facciamo venire ad allenare con la Prima Squadra e, di solito, il giovedì facciamo l’amichevole con loro. Abbiamo cercato di porre l’attenzione su tutti, anche molto più giovani, non solo i 95-96, 97-98 e quando vengono ad allenarsi con noi, vedo poi dei miglioramenti perché quando ti alleni con i più grandi migliori. Spesso i giovani non lo capiscono, alcuni preferiscono restare con quelli della stessa età, così non “rischiano niente”: se non ti confronti con gli adulti, non cresci, quindi, per quello che io ci credo, devi prenderli e farli allenare con i più grandi, magari poi c’è la possibilità di giocare qualche partita… sicuramente crescono…

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Non pensi che i giocatori “giovani” in Prima Categoria e in Seconda Categoria siano già “vecchi”? Mentre in Promozione ed Eccellenza ci sono le “quote” per i “giovani”?
Io questa regola dei giovani non la farei, in nessuna categoria, non perché non voglio far giocare i giovani. Se un giovane vale gioca, quando ero giovane se valevo giocavo, quindi non capisco perché devono mettere questa regola, se un giovane è bravo viene fuori e gioca comunque e deve capire anche che gioca non solo per la regola ma perché si è conquistato il posto. Poi c’è anche il rischio che quando passano l’età li lasciano a casa perché non hanno più bisogno e ne prendono uno più giovane, e allora cosa è servito?
Non è servito a niente, quindi bisogna fare crescere i giovani nella concorrenza anche con i “vecchi”… se uno è bravo poi arriva, come è sempre stato.

Quale è il rapporto con gli “esperti” della squadra, tipo Gianmaria Sacchi?
Un rapporto buono, tranquillo e di stima reciproca, cerco di capire le loro esigenze, cerco di aiutarli, cerco di far capire a loro di aiutare i giovani. Loro sono un bene, perché possono aiutare me, la squadra, i ragazzi più giovani: è un gruppo sano… quando ci sono degli “esperti” sani il gruppo ci guadagna, se c’è un “vecchio” non tanto a posto che insulta e basta i giovani, non seve a niente, però in questi due anni non ho mai avuti, gli avrei eventualmente eliminati.

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Quando hai capito quest’anno che avevi una squadra da alta classifica?
Sicuramente già dall’estate scorsa pensavo che la squadra fosse buona, però non era completa finché non sono arrivati altri giocatori nella sessione invernale di mercato che hanno aumentato il livello. Il livello era già buono, però con altri giocatori di livello è aumentata la concorrenza e la concorrenza ha stimolato quelli che c’erano già a dare il meglio, quindi direi da dicembre in poi anche se a gennaio abbiamo avuto una fase altalenante, ma bisognava assestare un po’ la squadra con i nuovi innesti. Da gennaio in poi ho capito che la squadra era buona, poi, infatti, abbiamo fatto un girone di ritorno migliore di quello dell’andata. Anche se il girone d’andata è stato buono, il ritorno è stato esaltante. Per definire un punto, diciamo dalla partita con l’Accademia Settimo in poi ho capito che avevo una squadra che poteva puntare in alto anche al primo posto.

Differenza tra la scorsa stagione e questa in corso, oltre i risultati?
L’anno scorso sono arrivato a novembre e sono arrivato che erano penultimi e ho dovuto ricominciare a mettere a posto un po’ le cose, poi siamo arrivato alla fine sesti. Abbiamo fatto un ottimo girone di ritorno. Quest’anno, invece, con il gruppo dell’anno scorso e con l’integrazione di nuovi giocatori abbiamo creato un nuovo gruppo… per questo sono importanti i giovani, poi c’è Gianmaria che è un esempio positivo, un giocatore della sua età che si allena come lui: si cura, ci tiene, ha passione quindi per un giovane vedere lui è solo da ammirare e prendere da esempio!

La vittoria più bella di questa stagione e la partita in cui il Parabiago ha giocato meglio?
La vittoria più bella, più emozionante è forse quella dell’andata con l’Accademia Settimo quando abbiamo vinto al 90’ 4-3 e perdevamo 3-1. Forse è stata quella più emozionante. Sotto la neve, in svantaggio… siamo riusciti a ribaltare il risultato all’ultimo…
Dove abbiamo giocato meglio, non lo so… ci sono state alcune partite dove abbiamo giocato benissimo, il 5-0 con l’Arese, con l’Oratoriana Vittuone… penso che abbiamo giocato bene molte partite, perché abbiamo avuto anche attestati di stima da parte delle gente che ha detto che il Parabiago gioca bene e per me è una soddisfazione sentire dire che il Parabiago gioca bene!
Nel turno dei play-off (il 2° turno contro il Real Vanzaghese Mantegazza NdR) nel primo tempo eravamo bloccati per la troppa tensione anche se abbiamo avuto alcune buone occasioni, mentre nel secondo tempo dopo il gol subito abbiamo giocato bene, ma soprattutto abbiamo dimostrato carattere. Oltre a giocare bene è una squadra di carattere, questo vuol dire avere tanta qualità.
Inoltre, è un bel gruppo, certo le vittorie aiutano a cimentare il gruppo, piace stare insieme, poi li senti negli spogliatoi… ogni tanto il giovedì, dopo l’allenamento, si va a mangiare la pizza… sono tutte cose che servono…

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Ci sono giocatori che quest’anno sono molto migliorati sotto la sua guida?
Penso proprio di sì, vedo alcuni giocatori che sono rimasti dall’anno scorso che sono migliorati, sia giovani che “vecchi”. Ho visto miglioramenti, perché credo, non per darmi dei meriti, che il giocatore, oltre ad essere istintivo, deve fare determinate cose e in determinate situazioni sa cosa deve fare e prende più fiducia, e io certe cose cerco di darle, situazioni specifiche, palle da fermo, ecc… dando indicazioni sui movimenti, sulla giocata… quando poi in partita riesci a farlo, prendi fiducia, ti senti a tuo agio e giochi anche meglio, e molti, secondo me, sono migliorati.

A chi ti ispiri come allenatore?
Sono un estimatore di Arrigo Sacchi, è il mio idolo e sicuramente Arrigo Sacchi ha cambiato il calcio italiano, non l’ho mai avuto come allenatore, però ha fatto la storia del calcio italiano: una volta si giocava in un modo, poi dal Milan di Sacchi in poi in Italia si gioca in un altro modo anche in queste categorie.
Poi ho avuto la fortuna di avere degli allenatori che mi hanno aiutato a capire quello che faceva Arrigo Sacchi, allenatori in serie C meno famosi, però si erano ispirati a Sacchi, quindi diciamo che il capostipite è Arrigo Sacchi poi tutti i vari seguaci…
Ora Sarri identifica il gioco del calcio: una squadra organizzata, una squadra che fa determinati movimenti, ma è anche vero che poi lui può farlo perché gli è stato concesso dalla società perché so che lui ad agosto, non fa fare tutte le amichevoli in giro per il mondo, fa fare la preparazione come una volta: fai determinati allenamenti, provi determinate cose a livello tattico, insomma quello dovrebbe essere il calcio. Oggi prevale l’aspetto economico e vanno a fare le amichevoli in giro per il mondo e non è una preparazione vera.

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Come vedi il movimento calcio, dal lato allenatore, con l’Italia esclusa dai mondiali?
La nazionale è purtroppo una nota dolente, però è il discorso di prima, non possono pensare che Mancini risolva tutto, può essere il più bravo allenatore del mondo, ma non può risolvere tutto se non c’è la base, il sistema del settore giovanile, la riduzione degli stranieri. Se guardi le grandi squadre, gli attaccanti sono tutti stranieri, come fanno a fare esperienza i giocatori italiani se non giocano nelle grandi squadre? Finché non c’è un sistema che migliora e incentiva il giocatore italiano, la nazionale farà queste figure. Nelle giovanili delle grandi squadre ci sono già tanti stranieri. Poi non possiamo pretendere che l’allenatore possa inventarsi i giocatori. Far crescere di più gli italiani, andando a prenderli anche nelle serie minori…

Cosa vuol fare da “grande” Mister Rocco Crippa?
Voglio portare il Parabiago in alto, più in alto possibile. Qui mi trovo bene, sono contento di star qui, mi piacerebbe che andasse più su e ci fosse sempre al “Libero Ferrario” l’entusiasmo e tanta gente come domenica (il 2° turno di play-off contro il Real Vanzaghese Mantegazza NdR)… Parabiago è una città grande  e non c’è solo il rugby, c’è anche il calcio!

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Ringraziamo Mister Rocco Crippa per questa bellissima e interessante chiacchierata e speriamo di vederlo ancora esultare assieme ai “suoi ragazzi” in mezzo al campo!

M.A.